Ho visto la TV brillare

Di Duilio Scalici

È da tempo che questo titolo mi ronza in testa. Lo avevo adocchiato più volte, attratto da quelle locandine dal fascino misterioso e dai trailer che sembravano vibrare di qualcosa di oscuro e magnetico. Eppure, nonostante fosse parte del catalogo della mia amatissima A24, ero titubante. I pareri contrastanti mi avevano messo in guardia: quando le opinioni si dividono, non sai mai se stai per assistere a una rivelazione o a una perdita di tempo.

Qualche giorno fa, però, complice un’offerta su Prime Video, ho deciso di rischiare. E ho fatto bene. 
Appena lo schermo ha iniziato a brillare, ho capito che mi stavo addentrando in qualcosa di diverso. Immagini lente, evocative, quasi ipnotiche: un mondo colorato e al tempo stesso oscuro, sospeso tra sogno e incubo.

La storia segue Owen, un ragazzino affascinato da una serie televisiva vietata alla sua età – The Pink Opaque. Quella serie diventa per lui una sorta di frutto proibito: i genitori gliene vietano la visione, ma proprio per questo il desiderio cresce. E così Owen finisce per mentire, fingendo di dormire da un amico, quando in realtà si reca da Maddy, una ragazza più grande e appassionata della serie.

Lei lo invita a guardarla insieme, e lui, tra paura ed eccitazione, accetta. Anche se deve dormire sul pavimento, poco importa: ciò che conta è immergersi in quella visione proibita.

Le immagini che scorrono sullo schermo sono weird, distorte, inquietanti, ma soprattutto irresistibili. Owen ne rimane rapito, fino a diventarne un fan ossessivo. Poi il tempo passa, e Maddy scompare nel nulla. Quelle serate passate insieme, tra luce catodica e segreti adolescenziali, restano per lui un ricordo indelebile – un frammento di vita nascosto e fondamentale.

Ho visto la TV brillare è un ottima prova registica per Jane Schoenbrun. L’ho trovato profondamente evocativo, non solo per la potenza visiva, ma per il modo in cui riflette sui ricordi e sulla percezione. Parla di come ciò che ci affascina da piccoli, rivisto da adulti, spesso perda la sua magia, come se la memoria stessa si fosse deformata. Ci fa chiedere se ciò che ricordiamo corrisponda davvero a ciò che è stato – o se, col tempo, qualcuna di quelle immagini sia stata riscritta, resa più opaca, adattata al presente.

Ho apprezzato in particolare gli antagonisti della serie dentro al film: figure inquietanti, cariche di simbolismo, che incarnano le paure e le fascinazioni dell’infanzia. Tra tutti spicca Mr. Maliconia, enigmatico e perturbante, quasi un’ombra che si insinua nei sogni di Owen e, in qualche modo, nei nostri.

Una scena in particolare mi ha colpito: quella in cui il protagonista viene quasi letteralmente inghiottito dal programma. Una sequenza potentemente lynchiana, disturbante e poetica allo stesso tempo, che resta impressa nella mente come un incubo lucido.

In definitiva, un film che non si limita a raccontare, ma a evocare. Un’esperienza che brilla – proprio come la TV di Owen – di una luce inquieta e irresistibile.

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Foto di copertina di Duilio Scalici


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