Come Dostoevskij e La La Land ci insegnano a sognare
Di Silvia Argento
Le notti bianche è un breve romanzo dell’autore russo Fëdor Dostoevskij. Il protagonista della vicenda viene chiamato sognatore e vive una brevissima storia d’amore. Le locandine di un film musicale che è uscito nel 2016 riportavano la scritta “dedicato ai folli e ai sognatori”. Stiamo parlando di La La Land. Entrambe le vicende, seppur così lontane come forma d’arte e periodo storico, hanno come tema quindi il sogno, molto caro a Dostoevskij e che può suggerirci ancora adesso come vivere a pieno la nostra vita.
I folli che sognano
La La Land racconta una storia d’amore fra due sognatori, Mia, un’aspirante attrice e Sebastian, un musicista jazz. I due vivono attimi meravigliosi insieme, sono follemente innamorati e tentano di raggiungere i propri obiettivi insieme. Li accomuna il loro essere sognatori e amanti delle arti, ma soprattutto il fatto di scontrarsi con la dura realtà consumistica in cui, a dispetto dei sogni, bisogna pensare al guadagno e pertanto scendere a compromessi. Sebastian, ad esempio, nonostante sia un amante del jazz “puro”, decide di andare in tour con una band che lo trasforma in qualcosa di più “commerciale”. Ciò per garantire a se stesso e a Mia un futuro migliore, ma a prezzo della propria felicità. Dopo un po’ di tempo, la situazione va infatti lentamente precipitando, finché la vita stessa non li divide: Sebastian ha intrapreso una carriera che non ama ed è sempre in tour, mentre Mia è frustrata di non ottenere il giusto riconoscimento per le sue performance. Finché non le viene offerta una parte a Parigi, che deve assolutamente accettare. I due, quindi, si dicono addio, pur dicendosi che si ameranno per sempre.
In quel che sembra una vicenda apparentemente banale, La La Land rivela il suo enorme significato nel momento del provino di Mia, in cui si esprime l’importanza di sognare, la forza della bellezza di una vita folle inseguendo i propri sogni.
She told me
“A bit of madness is key
To give us new colors to see
Who knows where it will lead us?
And that’s why they need us”
So bring on the rebels
The ripples from pebbles
The painters, and poets, and plays
And here’s to the fools who dream
Crazy as they may seem
Here’s to the hearts that break
Here’s to the mess we make.
Tra notti e città
Dostoevskij nel suo romanzo giovanile racconta una vicenda semplice e breve, in cui il protagonista, che l’autore chiama un sognatore, incontra una giovane donna e se ne innamora. Con la descrizione di una San Pietroburgo sempre presente e con una prosa scorrevole e curata, l’autore russo racconta di quattro incontri fra i due avvenuti in quattro notti.
Una caratteristica fondamentale che accomuna, quindi, il film ed il romanzo, seppur opere cronologicamente lontane, è l’importanza della città. In entrambe le vicende la notte è momento di conciliazione fra le persone e l’atmosfera della città è lo sfondo in cui si dipingono sogni, paure e incontri. Ciò viene reso da Dostoevskij con descrizioni lunghe e dettagliate, mentre nel film con i colori e la fotografia. L’ambiente circostante sembra definire i personaggi, che si immergono nella città e riflettono costantemente su se stessi.
In questo contesto, i protagonisti vivono attimi di beatitudine che li formano e li fanno crescere. Attraverso la profonda autoanalisi che caratterizza la produzione di Dostoevskij, il protagonista ha di fronte se stesso e i suoi sogni costantemente e si scontra con la verità di una realtà difficile. Così Mia e Sebastian devono conciliare il proprio idealismo con un mondo che sembra andare avanti senza di loro ed ostacolare la realizzazione del sogno della loro storia d’amore, seppur alla fine vedranno realizzarsi altri sogni. La notte, le stelle e la città inglobano tutte queste emozioni e le intensificano. L’amore stesso non è sentimento di felicità e spensieratezza, ma è immerso nella difficile realtà della vita, nella possibilità e quasi certezza di una delusione imminente, eppure è la sola cosa capace di allontanare gli uomini dalla propria solitudine, perché tutti abbiamo bisogno di una voce che dice sarò qui e starai bene (come recita la canzone City of stars). Una volta svanito questo, il sognatore del romanzo, deluso, però, potrà solamente tornare a sognare. E i due amanti potranno solamente guardarsi e gioire di ciò che insieme hanno saputo realizzare.
Un attimo di beatitudine
Il protagonista de Le notti bianche si sogna insieme alla donna che ha conosciuto per quelle notti, finché il mattino non arriva a svegliarlo rivelando l’impossibilità di un amore fra i due poiché lei ha scelto un altro. Il tema chiave di questo meraviglioso racconto è la solitudine dell’uomo, ma anche la sua capacità di sognare, leitmotiv di tutto il pensiero dell’autore russo. Il sogno del protagonista è svanito, eppure, nonostante la vicenda non si concluda con quello che canonicamente potremmo definire un lieto fine per lui, il nostro sognatore non è deluso. Così come Mia e Sebastian alla fine della pellicola, non sono tristi.
Un attimo di vera beatitudine! È forse poco per riempire tutta la vita di un uomo?
Le notti bianche
Questa riflessione non è da considerare in contrasto con l’agrodolce conclusione della sua esperienza, bensì il giusto epilogo di un sogno.
Allo stesso modo, lo sguardo finale fra i protagonisti di La La Land ci dimostra che, anche se la loro storia d’amore non è continuata, hanno comunque ottenuto la felicità e non dimenticheranno mai l’unico sogno che non sono riusciti a realizzare. Dostoevskij ci ha già insegnato che il punto non è ottenere ciò che si è sognato, ma il fatto di aver vissuto anche solo per un attimo l’illusione di possederlo.
Io vorrei farti dormire, ma come i personaggi delle favole, che dormono per svegliarsi solo il giorno in cui saranno felici. Ma succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani.
Le notti bianche

