L’estate è morta
Le vacanze estive volgevano al termine e lui era ancora bianco come uno spavento, anzi no, come una burrata irrancidita, poiché le occhiaie parlavano per sé.
Le vacanze estive volgevano al termine e lui era ancora bianco come uno spavento, anzi no, come una burrata irrancidita, poiché le occhiaie parlavano per sé.
Di Michele Savino
Di Michele Savino
Di Cristi Marcì
Di Michele Savino
Di Michele Savino
Ci sono film che, ancora prima di iniziare, senti lontani. Non per un motivo preciso: forse per l’estetica, per l’epoca in cui sono ambientati, per quelle immagini di trailer che non riescono a parlarti davvero. Restano lì, ai margini, come se non fossero fatti per te.
C’era una volta un uomo che aveva tempo. Soleva egli destarsi, le volte che destarsi gli garbava, allorquando il sole troneggiava già lassù in alto ben centrato entro al cielo, nel mezzo corso di quel suo percorso, presso un’ora che i mortali solevano appellarla mezzogiorno.
Inizia un nuovo anno e, come sempre, porta con sé nuove visioni. Il primo film del mio 2026 è stato No Other Choice di Park Chan-Wook, una scelta non casuale, ma condivisa: mia e di Ninfa, come apertura simbolica dei festeggiamenti per il nostro anniversario. Un inizio che sapeva già di rituale.
Di Michele Savino
Che dire di Bugonia? Ogni volta che Yorgos Lanthimos torna in sala, scatta in me un riflesso pavloviano: devo correre a vederlo, certo che non mi deluderà. E, come sempre, anche stavolta non sbaglia il colpo. Alcuni suoi film possono colpire più di altri, certo, ma la sua poetica rimane cristallina, fedele a se stessa, imperturbabile. Bugonia ne è l’ennesima prova.
C’era una volta un uomo intrappolato nel presente e, contrariamente a quanto egli aveva sempre pensato, quel suo presente intrappolante gli si mostrava banalmente come quel noto spazio risultante dall’intersezione di due insiemi, due recinti tondi, quello del futuro e quello del passato, entrambi a lui interdetti se non per quel piccolo spazio intersecato, gotico e ogivale, dov’era confinato.