Di Mondopasca
Che poi in realtà manco ci sarei venuto a celebrare il ventennio di Socialismo Tascabile (Prove tecniche di trasmissione) degli Offlaga Disco Pax se non mi ci avesse trascinato Fritz, tra l’altro cazziandomi per non aver ripassato prima. E forse dovevo davvero ripassare, perché le uniche che mi girano ancora in testa, ammetto entrando a Largo Venue, sono Kappler e Robespierre.
È nell’istante stesso in cui lasciamo i giubbini al guardaroba che il peso degli anni mi piega per la prima volta la schiena. Nel 2005 col cazzo che avremmo usato un guardaroba. Li avremmo gettati in un angolo. Anzi, le sere di novembre, saremmo stati ancora a mezze maniche. Anzi, a torso nudo. Anzi, in mutande. E solo per decoro.
Per fortuna, mi distraggo assai appena Max Collini parte a raccontare storie, con Mattia Ferrarini e Daniele Carletti che gliele musicano magistralmente ai fianchi (ed Enrico Fontanelli sempre nel cuore). E parte proprio da Kappler, il fascio-professore, olè. Poi avanti con Cynnamon, la gingomma che non c’è più, Khmer rossa e l’amore molto privato per il comunismo, il dissing anti bottegaio-musicista di Tono metallico standard, i lunghi monologhi, sempre gli stessi, di Parlo da Solo e altre chicche. Ce n’è per i nemici, come il Sensibile Giusva Fioravanti, “da troppo tempo fuori di galera”. E per gli amici Cccp, con Solo tu che diventa un “tributo agli antenati” (però, Max, che coraggio sfidare il vocione di Lindo Ferretti…).
È una spensierata goduria e accennerei pure qualche movimento audace, che so, una pogatina, se non fosse per questi due vecchi accanto e per questo pelato di mezz’età di fronte che mi inibiscono. Però poi Fritz mi dice che la vescica non gli regge più, e in effetti manco a me, e così mentre suona Enver trovare un cesso è più urgente delle paranoie autarchiche albanesi. Alleviamo la pressione sulle nostre prostate e, senza nemmeno spintonare troppo, torniamo miracolosamente ai nostri posti accanto ai vecchi e dietro il pelato. O forse no. Perché vecchi, sono vecchi. E pelato è pelato. Ma sono altri vecchi e altro pelato.
E allora mi guardo intorno mentre Collini snocciola Onomastica e vedo tanti capelli grigi o non capelli, troppi. E sono capelli grigi o non capelli di persone che un ventennio fa invidiavo, perché io mi avviavo inesorabilmente alla calvizie, ma loro erano ancora sani e corvini. E mentre la musica si ferma e gli ODP scompaiono dietro le quinte mi devasta la consapevolezza che gli ultimi due anni di concerti per me sono stati soprattutto revival: Litfiba, CCCP, Karate, Dente…. i Marlene e gli Afterhours li ho schivati solo per caso. E la cosa più giovane che ho visto sono i Måneskin e Irama per accompagnare le mie figlie. Due figlie. Quasi cinquant’anni. Eccheccazzo. Ma che, davvero?
E mai allora, come in questo momento, spero che la sparizione dal palco degli ODP sia solo l’ennesima, inaccettabile, troppo diffusa pantomima prima di tornare per un paio di pezzi di chiusura. E però Fritz dice: “No che non escono di nuovo, non sono il tipo di gruppo che fa queste cose”. E io gli dico “Però non hanno fatto Robespierre”. E Fritz vacilla. E allora, amico mio, per fortuna stavolta ti sbagli. Eccoli qua di nuovo. Ecco Ultras, che dai morti di Reggio Emilia arriva alle bombe su Gheddafi, le bombe prima e le bombe dopo, con in mezzo Gheddafi socio della Juve e suo figlio che gioca nel Perugia.
Ma è su Robespierre, fine del concerto e delle mie nostalgie, che risorgo e capisco. Perché mi agito felice e finalmente mi si apre il terzo occhio sul palco e vedo Max Collini che con le mani fa il numero 6. Perché lui è ancora a quei tempi e nel suo quartiere, “dove il Partito Comunista prendeva il 74% e la Democrazia Cristiana il 6%”. Ed è per questo che Max ha ancora tutti i capelli e quei capelli sono tutti, clamorosamente, ancora neri. Perché le ideologie tascabili te le porti sempre appresso, senza invecchiare mai.
Andiamo a recuperare i giubbini Fritz, e usciamo impavidi nella notte, ma coperti bene. Offlaga Disco Pax. Tutto il resto è desistenza.


(Una foto brutta per voi: Max Collini che fa il 6)

