Di Michele Savino
C’era una volta un pezzo di puzzle vagabondo che cercava il proprio posto entro a questo nostro mondo. Eppure, per quanto vanamente ei vagabondando vagasse, trovava sempre e solamente solo puzzle già completi, completati, i cui comodi pezzi perfettamente integrati lo respingevano sovente desolati; uno di questi, sensibilmente invero assai caritatevole, tentò per contentarlo di cedergli il suo posto, senonché lì dentro ei non c’entrava perché, ahimè, la forma sua non combaciava.
Disperato, addolorato, il povero pezzo inadeguato pianse a lungo e il suo dolore ei sentiva traversarlo tipo un acido interiore; però un acido sagace, che, invece di corroderlo lentamente dal di dentro, deflagrò improvvisamente ed eruppe in mille pezzi sparpagliati similmente al firmamento. E il povero pezzo piangente s’accorse in quel medesimo frangente d’esser non più pezzo ramingo, ma invero ei stesso puzzle, con tutti i propri pezzi combacianti al loro posto, riconoscente a quel dolore che non fu poi tanto losco.
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Opera: Michele Savino, Tre pesci col naso, olio su tela 2016.
