Perché vado ancora alle fiere del libro? Io che già mal sopporto i consigli dei librai, non riesco più a reggere lo sguardo smanioso d’affetto dei poveri editori snobbati da tutti, dirimpettai di quelli pieni di ragazzini in solluchero per qualche fumetto, mi spezza sempre il cuore. Con quelle copertine oscene (alcune, tante), poi, uno non può nemmeno far finta di apprezzare, vanno contro ogni mio senso estetico. Perché se mi fermo a un banchetto per più di venti secondi mi sento costretto a comprare un libro che non leggerò mai, e quando me ne vado senza niente in mano sono certo di essere la persona peggiore del mondo? Perché il 99,9% dei visitatori – escluse le povere scolaresche lì loro malgrado – sono aspiranti scrittori alla ricerca di un editore per il loro romanzo nel cassetto? Perché un caffè costa il doppio? I bibliofili sono ricchi e non lo sapevo? Perché tutti si guardano come se si conoscessero? Forse perché i lettori di libri sono lo 0,0001 della popolazione? Eh ma è pieno di eventi con gli autori!? Ah sì? Non ci vado mai – sarà che tutti quelli che vorrei incontrare sono morti? Perché quando si sta avvicinando una fiera del libro salta sempre fuori una polemica che porta immancabilmente al forfait di qualche nome importante, più o meno sempre lo stesso? Perché invece di dire “non c’ho voglia de veni’” – cosa comunque evidentissima – deve rovinare (con il fisiologico boicottaggio dei fan) la festa a tutti quanti, pure ai poracci che si sono indebitati per partecipare? Perché poi l’oggetto della polemica riesce sempre ad uscirsene galvanizzato dalla pubblicità che gli si è fatto attaccandolo? Ma alla fine che gli vuoi dire? Il nome importante stavolta ha fatto pure bene a non andare, sono io che non so perché vado ancora alle fiere del libro.
s.

