Per stufare un sogno occorre sceglierne uno già un po’ stanco, altrimenti la stufatura si complicherebbe assai. Dunque lavatelo rapidamente sotto l’acqua, giusto per eliminare i residui d’entusiasmo rimasti, poi adagiatelo in una casseruola dal fondo spesso. Copritelo con un brodo abitudinario, fatto di giorni uguali e frasi tratte dal dizionario dei luoghi comuni, finché il sogno non risulta appena sommerso. Accendete una fiamma bassa: il segreto è non avere fretta (ma anche non avere niente). Lasciate che sobbolla piano, senza mai arrivare a una vera ebollizione, mentre le ambizioni più tenaci nascostesi all’interno si sfaldano in silenzio. Ogni tanto mescolate con un cucchiaio di legno consumato, spezzando i grumi di speranza che cercano ancora di risalire. Col passare delle ore il sogno assorbirà tutto il liquido, gonfiandosi di rassegnazione e diventando un trionfo di tenerezza. Servite caldo per non disperdere il sapore autentico della rinuncia.

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Il sognario è un ricettario dei sogni impossibili scritto da Stefano Scrima e illustrato da Cristiano Baricelli.

