Il dominio della luce

Domenica primo febbraio siamo andati a uno dei “concerto presto” del MONK, che a quest’età sono senza dubbio diventati i nostri preferiti. Sul palco la presentazione de Il dominio della luce (Woodworm/Wudz Edizioni 2025) – titolo ispirato a L’Empire des lumières di Magritte – il progetto del duo Rodrigo D’Erasmo e Roberto Angelini, che più che un disco è una specie di oggetto narrativo, sonoro e mentale, una colonna sonora per un film che non esiste – o, meglio, per il film che ciascuno può immaginarsi – accompagnata da un libro che raccoglie voci diverse chiamate a interrogarsi sulla luce, sul buio e su quello che succede nel mezzo.

La serata si apre sorprendentemente con Gabriele Angelini, il figlio di Roberto. Solo al piano elettrico, pochi minuti per far capire al pubblico che non è lì per caso. Anche quando entrano i due protagonisti, lui rimane lì dietro a suonare, come collante delle tessiture sonore. D’Erasmo passa dal violino all’oud, strumento a corde dal timbro profondamente mediterraneo e orientale, capace di evocare paesaggi remoti. Angelini alterna la chitarra acustica alla sua lap steel guitar, suonata sulle ginocchia, che diventa una voce ulteriore, liquida, perfetta per accompagnare testi e immagini interiori – e non solo interiori considerato che sullo sfondo vengono proiettate le suggestive immagini di Gianluigi Toccafondo.

Foto di Carmine Nicoletti

Il cuore della serata è infatti il dialogo continuo fra parola, musica e immagini. Chiara Gamberale recita il suo Finché buio non ci separi, Emanuele Trevi porta sul palco l’ironico racconto di un incubo, Margherita Vicario legge un testo di Telmo Pievani sugli ossimori, che in realtà è un elogio della diversità, delle contraddizioni, dell’essere più cose insieme. Momenti luminosi e politici nel senso più autentico del termine, che rimettono in equilibrio la tensione senza spegnerla.

A rendere tutto ancora più affascinante c’è l’uso delle musicassette in sostituzione degli ospiti del progetto che non sono fisicamente presenti: la musica di Angelini e D’Erasmo dialoga con le registrazioni delle voci di Filippo Timi, Paolo Nori, Isabella Ragonese e Vasco Brondi. Il nastro che gira, le voci che arrivano da un altrove analogico, dove la musica cammina accanto alla parola.

Nel finale arriva l’omaggio all’amato Nick Drake, costruito sulla melodia di “Know”. Angelini suona in tapping, richiamando la figura di Vittorio Camardese, suo patrigno, medico e chitarrista visionario, tra i pionieri assoluti di questa tecnica.

Il momento forse più intenso arriva però con la voce del già accennato Vasco Brondi, che recita La Resistenza e la sua luce di Pier Paolo Pasolini. Una poesia che parla di luce come resistenza, di liberazione, di ostinazione vitale. Nella sala, gremita, è attenzione pura.

Quando tutto finisce e usciamo dal MONK, la sensazione è quella di aver assistito a qualcosa che non ha bisogno di troppe spiegazioni. Sì, direi che l’immagine di un’inondazione di luce è perfetta.

s.


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