Faust, Paganini, Robert Johnson avrebbero venduto l’anima al diavolo – e perfino Bart! sebbene in quel caso a comprarla (per soli 5 dollari) non sia stato il diavolo bensì Milhouse il tentatore. Ma comunque, l’importante è pensare alla possibilità di cedere la propria anima in cambio di qualcosa, in particolare di conoscenza e talento, due forme di potere – perché in fondo tutto quello che vogliamo è questo, il potere, l’illusione di muovere il mondo come burattinai. Non sarebbe bello poter esaudire il nostro più grande desiderio firmando un contrattino in cui si dice che la nostra anima appartiene a qualcun altro? Tanto l’Inferno non esiste e se esiste, per come ci comportiamo, ci finiremo tutti senza nemmeno passare dal Purgatorio. Che poi non si capisce perché tutte le fortune capitino agli altri – voi avete mai incontrato il diavolo? che orari fa? ha almeno una segreteria telefonica? Non lo sa nessuno. Probabilmente perché nemmeno lui esiste, ma, attenzione, perché, come dice Baudelaire, la più bella astuzia del diavolo è proprio quella di convincerci della sua inesistenza. Quindi, chissà, magari non viene a trovarci perché non crediamo in lui; se ci credessimo, forse, ci darebbe una possibilità – ma in quel caso sai quanti prelati violinisti ci sarebbero? (questa era una battuta, nessun prelato crede davvero nel diavolo). Il problema, tuttavia, non è il vendere l’anima, ma la facilità con cui otteniamo in cambio ciò che non abbiamo e non potremo mai avere, perlomeno non in quella forma assolutistica: si può studiare tutta la vita e rendersi conto che, più si sa, meno si conosce; e si può coltivare un talento senza mai diventare “il migliore”. Ecco, però perlomeno si è studiato e coltivato, cosa che al diavolo non piace affatto; lui ti dà tutto e subito e tu non dovrai più preoccuparti di nulla. Come può essere desiderabile questa condizione, in cui non potremo mai nemmeno sperare di sentirci progredire nelle nostre passioni? A me quello che piace nella scrittura è sentire nelle mani tutte le parole che ho scritto negli anni, che mi danno la forza di scrivere cose nuove, come se il senso fosse proprio nello scrivere e non nello scritto; e riguardare ogni tanto il me stesso passato e sentirmi un’altra persona. Se fossi certo che qualunque cosa scriverò da oggi in poi sarà la migliore del mondo smetterei immediatamente di scrivere per mancanza d’interesse. E credo di aver capito, arrivati a questo punto, che cos’è quella sensazione vitale che avvertiamo quando stiamo facendo quello che amiamo a prescindere dai risultati. È l’anima, semplicemente l’anima. Che esiste, lei sì, e non va venduta, pena l’insignificanza più totale del vivere.
s.

Illustrazione di Romareloaded

