Sogno fritto

Per preparare un sogno fritto ne va bene uno qualsiasi, anche quello ritrovato fra il letto e il comodino – zona franca che finché non ci infili la mano non esiste. Raccoglietelo ancora impolverato, sciacquatelo (se volete), e tagliatelo un po’ come capita, tanto poi va ficcato tutto nell’olio in una bella padella anti-antiaderente. E a proposito di olio, deve essere così caldo da farvi dubitare delle vostre scelte. Per capire se è arrivato alla temperatura giusta, buttateci dentro un pensiero inutile e guardatelo sfrigolare. In realtà quest’ultimo passaggio non serve a niente, è solo per divertimento. Immergete poi i pezzi di sogno e non abbiate pietà: devono affondare, per poi tornare su gonfi, convinti di essere qualcos’altro. Girateli con una forchetta di metallo metallico, commentando a voce alta – è fondamentale. Aggiungete una pastella improvvisata di aspettative esagerate e acqua frizzante fuori stagione. Non importa se fa grumi, anzi, meglio. I grumi sono ricordi che si sono organizzati male. Quando i pezzi di sogno diventano dorati perdendo tutta l’arroganza, scolateli su carta assorbente, tipo un libro di poesie. Servite bollenti, magari dentro un cartoccio di giornali che non parleranno mai di voi. Divorateli tutti e subito. Finalmente avrete la possibilità di scoprire che sapore ha l’aria fritta. Deliziosa.

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Il sognario è un ricettario dei sogni impossibili scritto da Stefano Scrima e illustrato da Cristiano Baricelli.


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