Il protagonista di un racconto di Mark Twain, dopo aver buttato soldi in assicurazioni e non aver mai avuto un incidente ferroviario, scopre che statisticamente è molto più facile morire nel proprio letto che fuori di casa. Da quel giorno ha una paura terribile dei letti e fa di tutto per evitarli. Probabilmente dorme in poltrona e il meno possibile. Ad ogni modo, se è vero che passiamo circa un terzo della nostra vita a dormire, e perlopiù in un letto, i suoi calcoli potrebbero anche essere corretti. Ma non sa cosa si perde. Perché la parte migliore dello stare in un letto non è durante la notte, mentre dormiamo, ma la mattina, dove lo stare diventa restare. E qui di autorevoli pigroni da citare ne ho l’imbarazzo della scelta. Inizio con un altro personaggio letterario, questa volta di Robert Walser, ovvero Jakob von Gunten, il quale confessa: “In realtà, mi piace molto alzarmi dal letto, ma subito dopo non trovo niente di più bello che rimanere tra le coltri un po’ più a lungo di quel che mi è permesso.” Gli piace così tanto perché nella scuola per maggiordomi che frequenta restare a poltrire nel letto è contro la legge. Non servono altre motivazioni. Ma il più grande “indugiatore nel letto” di tutti i tempi è forse Gilbert Keith Chesterton, che era convinto che Michelangelo avesse immaginato il capolavoro della volta della Capella Sistina grazie al tempo meravigliosamente trascorso nel letto la mattina col naso in su. Fra l’altro, Chesterton aggiunge particolari molto utili su quest’arte divina: “Gli avari si alzano presto al mattino; e gli scassinatori, secondo le mie informazioni, addirittura la sera prima”. Sì, ma non dovete restare a letto per questi motivi, più che altro è il fatto che restiate a letto l’indizio che ci fa pensare che non siete avari o scassinatori. Ci restate semplicemente perché vi va. Al massimo perché credete si possa benissimo fare una vacanza a letto, come James Matthew Barrie, come protesta poetica nei confronti di quelli che se ne vanno dall’altra parte del mondo alla ricerca di qualcosa che è già qui, magari solo per potersene poi vantare (ieri nei salotti, oggi sui social). Va bene, ma che fare, se non abbiamo più sonno, la mattina nel letto? Ma perché dobbiamo sempre fare qualcosa! Niente, assaporiamo per una volta il gusto di non essere morti nel sonno come il lettofobo di Twain, oppure leggetevi un libro. Alla fine si chiama letteratura perché si legge a letto, altrimenti l’avrebbero chiamata sedieratura o in qualche altro modo molto più scomodo.
s.

Illustrazione di Romareloaded

