L’arte di conoscere il Nobel per la letteratura

Fra intellettuali – e il titolo d’intellettuale non si nega a nessuno – uno dei momenti più imbarazzanti dell’anno è la consegna del Nobel per la letteratura. Un paio di settimane prima se ne comincia a parlare e tu, intellettuale, che dovresti conoscere grossomodo i papabili vincitori, ti metti a pregare affinché il nuovo vincitore sia uno di quei due di cui hai realmente letto qualcosa, tipo una quarta di copertina un giorno che sei rimasto chiuso in libreria a causa di un acquazzone improvviso: “ti prego Dio, fai che quest’anno lo vinca Stephen King cosi che possa scrivere un post/articolo sensato” (certo, oggi con l’intelligenza artificiale si potrebbe scrivere un post/articolo sensato pure su Ciccio Pasticcio). Ma poi, immancabilmente, lo vince uno che non conosci, per meriti altissimi, e tutto quello che vorresti fare è sparire per sempre, oppure tornare indietro nel tempo e iscriverti alla facoltà di matematica (per cui manco esiste il Nobel). L’unica cosa che resta da fare, appena incontri un altro intellettuale, è prendere la parola per primo: “hai visto il Nobel per la letteratura? Te l’aspettavi?” – una frase che ti fa apparire come uno che ne sa a palate senza tuttavia dover mentire. Se l’altro, come spesso accade, risponde: “eh sì, meritatissimo” sei fregato e costretto a improvvisare una controrisposta del tipo “sapevo che l’avevi letto, io solo un libro 25 anni fa in lingua originale, non mi ricordo nulla!” e aspettare la sua prossima mossa. Se invece, più onestamente, risponde “mai sentito”, puoi tirare un respiro di sollievo e mortificarlo dicendo: “è semplicemente il migliore della nostra epoca”.

s.


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