Il mio mercato vista mare

Di Michele Savino

Quando non siamo più bambini, siamo già morti.
Constantin Brancusi

D’estate, nelle località di mare, capita di vedere bambini improvvisarsi venditori, allestendo, sovra un telo steso a terra, una piccola bancarella dei loro giocattoli usati.

C’è qualcosa, in questo embrionale tentativo commerciale, che risale inconsciamente a un primordiale nucleo genuino del lavoro, quand’esso era ancora semplice e diretto, ridotto all’osso, un osso che era insieme stampella e bastone magico, magia dell’arte d’arrangiarsi.

Ci si potrebbe chiedere, allora, se non risieda proprio in quest’osso metaforico un’ipotetica e commovente soluzione ai problemi del lavoro: una coperta a terra, un bambino e i suoi giocattoli. Niente stime, valutazioni, quotazioni, queste o quelle mansioni, ferie, stipendi, padroni, insonnia, promozioni, ricorrenti frustrazioni. Certo, c’è del denaro, ma nella sua forma ancor rudimentale di passaggio fisico e oggettuale, è un denaro ancora vivo ed essenziale, quasi un altro bene da barattare, da scambiare mettendolo in gioco, mettendosi in gioco con l’altro e con sé, con ciò che c’è.

Chissà se, tra i passanti, qualcuno ha mai realmente comperato un giocattolo, oppure hanno pensato che quello fosse solamente un gioco tra bambini, la simulazione d’un mestiere come s’usa fare nell’infanzia. Eppure, non è forse ciascun mestiere adulto anch’esso l’autentica simulazione di qualcosa che non è e che vorremmo che sembrasse e a cui s’appella quel simular bambino?

Ed ecco la radice della pena, del lavoro: la speranza tutta conchiusa in quell’esibizione, in quell’offerta, nell’attesa improvvisante del presente, del suo immediato sviluppo nell’attimo imprevisto del guadagno, del reinventarsi e simularsi adulto anche se l’adulto non esiste, essendo esso pura necessità dell’apparenza, la vestizione d’una sopravvivenza.

Quel lavoro improvvisato dei bambini è talmente radicale da sembrare disarmante, assolutamente non professionale e per questo autentico e vitale, non ancora arruolato, categorizzato, non ancora dissanguato.

L’economia informale di quest’azione infantile ha qualcosa di dignitoso e profondamente umano, elementare: dove c’è la coperta, là c’è il mio mercato vista mare.

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Opera: Michele Savino, Candy Bowl.


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