Dovete sapere che le persone, anche se non vogliono ammetterlo nemmeno a loro stesse – molto spesso, invece, ne sono perfettamente consce – trattano gli altri esseri umani come mezzi per ottenere un risultato (anche e soprattutto quelle che hanno studiato Kant!). Se non servi loro, semplicemente ti ignorano, spariscono, lasciandoti dubbioso sulla tua stessa esistenza. Questo vale soprattutto nel “mercato”, fatto sì di profitti economici, fine ultimo, ma anche di capitali culturali e sociali – e oggi (e forse da sempre) non c’è nulla che non sia mercato, arte e cultura comprese. Non vuol essere una critica, sebbene sia desolante doverlo ammettere, bensì una constatazione alla quale bisognerà pur far fronte in qualche modo. Perché il rischio è quello di essere schiacciati dalla frustrazione. Crediamo di essere troppo impazienti, ci danniamo, ce la prendiamo col nostro carattere o con la nostra inettitudine, quando invece la persona dalla quale aspettiamo un segnale di vita se la sta semplicemente facendo con quelli che possono accrescere la sua misera posizione su questo pianeta – che, evidentemente, non siamo noi. Che fare? Ci sono ben poche soluzioni. Una potrebbe essere diventare miliardari, ma in quel caso non sapremmo mai quanto gli altri ci cerchino per quello che siamo o per quello che abbiamo (e comunque è sempre la seconda); oppure essere senza alcun’ombra di dubbio dei prodigi, tipo saper suonare il pianoforte con le dita dei piedi; un’altra potrebbe essere non pensarci, ma non esistendo un interruttore del pensiero rischieremmo di cadere nella fastidiosa tautologia. L’unica possibilità che ci rimane è dunque quella di dimenticarsi. Ancora? Ma se ho appena detto che è impossibile? In realtà, un modo esiste, ed è legato a doppio filo all’arte di cominciare (a doppio filo non vuol dire nulla, però mi piace). Intanto, cominciare è una delle cose più belle che vi siano. Lo scrive anche Pavese nel diario, molti anni prima di cambiare completamente idea: “L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.” Logicamente, per cominciare qualcosa bisognerebbe finirne un’altra e così via, ma la vita non è logica e quindi possiamo cominciare tutte le volte che ci pare, darci con gioia a una frammentazione di sé che lasci libero l’entusiasmo creativo tarpato dal mancato riscontro altrui. A più progetti ci dedicheremo, anche contemporaneamente, più l’immotivato entusiasmo del cominciare ci distoglierà dal sentimento di giustizia per noi stessi, quello che ognuno di noi si porta dietro come un macigno. Così facendo, quando (e se) nel mezzo di un nuovo cominciamento riemergerà qualcuno dal fumoso passato, sarà per noi del tutto inaspettato, e saremo liberi di accoglierlo oppure lasciarlo crogiolare nel suo calcolato ritardo. L’unico problema è che probabilmente ci sta cercando perché ha scoperto che siamo ricchi, famosi, abbiamo trentordicimila follower o sappiamo davvero suonare il pianoforte con le dita dei piedi.
s.

Illustrazione di Romareloaded

