Di Michele Savino
L’esser vivi è una cosa della mente, o meglio è concordanza con ciò che il corpo sente, ma esso è sì mentale dal farmela reale ‘sta mente che m’assale e presto mi confina nel suo proprio privatissimo limbo personale. Insomma, a me così mi pare di campare mezzo steso dal mentale e l’altro mezzo, il corporale, ei sospeso sonnacchioso manco fosse in ospedale, lì a mezz’aria fra la fuga e il funerale.
Ma tornando a questa danza di vita che m’avanza, se v’è ‘sta concordanza vivrò di vita a oltranza, però v’è discordanza ch’invera quella cosa invero assai curiosa che s’imparava a scuola: il più moltiplicato pel meno mi dà meno ed ei s’impone osceno come ‘l pensier di morte su ‘sta vita rattrappita, incupita in un baleno. E con ‘sto chiodo fisso sempre fisso della morte, de l’arte o ‘l manicomio or s’aprano le porte.
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Opera: Michele Savino, Bolide, olio e china su carta di cotone, 2020.

