Di Carlos Molina
Quante volte ho sentito dire: “è una roba molto poetica…”
Quante volte mi son sentito dire:
“sei troppo poetico…”
come a voler sottolineare un difetto
e la mancanza di fegato
Perché ciò che è poetico è, apparentemente,
sinonimo di debolezza, di una dimensione che
l’uomo s’impegna a negare, a sotterrare;
s’impegna a estirpare da sé qualcosa
ch’è come un tumore ma non è esattamente
un tumore, però cresce e s’espande comunque
dentro, poi scoppia viaggia si diffonde
e ci libera
E quante volte, in testa, ho risposto rabbiosamente:
“E voi siete dei bastardi…
che avete pure perso il senso del tatto;
che se chiudeste gli occhi e tendeste le vostre mani lasciandole aperte,
non sentireste benché minimamente la differenza tra
sputo, piscio e merda
né tra
un pezzo di carta, una matita
e
una pistola, del sangue o la mano
di un altro uomo, piccolo, bambino
o una mela o dell’argilla
Fermi però! Fermi! Non è colpa di nessuno
è soltanto ignoranza (…),
più la pigrizia di uscirne fuori
In una manciata di parole
sbriciolate qua e là
tra le righe di una strofa
può contenersi l’importanza di un pomodoro
nella Vita dell’Uomo,
lo stesso pomodoro, fatto a versi,
può far male quanto un pomodoro vero
scagliato contro la faccia
O Parole…
che non potete risuscitare gli assassinati
perché agite soltanto sul ricordo
E, tuttavia, è su di voi che poggia il Mondo
allegro e leggero perché sempre certo
di trovare un luogo sicuro su cui riposare
E voi parole altro non siete che pensieri scritti,
per poco riuscite a suggerire
l’esistenza, talvolta, di Giganti
che bofonchiano mentre fanno su e giù,
su e giù col Mondo alle spalle
poiché su nessuno essi possono veramente contare
Così il suicidio di un giovane poeta italiano passa inavvertito
Così l’uccisione di una poetessa negli Stati Uniti
fa soltanto comodo ai giornali per attirare più viste
Così un Campana recide il contatto
con delle realtà bolle
quando se ne rende conto
Così, presso un rivo senz’acqua la bestia aprendo il becco
tuffa con angoscia le ali bianche nella polvere
Così ci si rivolge a un cielo ironico,
crudelmente turchino chiedendogli:
Stasera piovi? Stasera lampeggi, tuoni? Stasera rombi?
Dimmi almeno se stasera fai qualcosa?
Le coordinate, forse, restano sempre le stesse: uomo e speranza
.
Radicata poesia

