“Don’t Give It Up Now“ dei Lyres
Di Stefano Marullo
Alla New York capitale della grande musica (Lou Reed & Velvet Underground, Iggy Pop & The Stooges, The New York Dolls, Television, Talking Heads, Ramones, Cramps, The Fuzztones…), forse l’unica città americana, a parte Seattle, che può contrapporsi con fuoco uguale e contrario è Boston: Aerosmith, The Modern Lovers, DMZ, The Real Kids, Boston, The Cars… e The Lyres, di cui andiamo a parlare in questa ottava puntata della guida sentimentale al garage.
Il nucleo centrale del gruppo, oltre le line-up che si sono succedute nel corso degli anni, è sempre stato costituito dal cantante e tastierista Jeff Conolly. Jeff si era fatto le ossa con un’altra band sempre di Boston, i DMZ, prendendo il posto del cantante intorno al 1976 e aveva portato nel gruppo i suoi gusti musicali di ammiratore del garage anni ’60 e della psichedelia. Dopo una manciata di dischi i DMZ, anche in ragione dell’insuccesso commerciale, nel 1978 si sciolgono e i componenti formano altre band. Conolly, insieme al batterista Paul Murphy e al bassista Rick Coraccio formano i Lyres (invero i DMZ si riformeranno periodicamente fino agli inizi degli anni Duemila) che diventeranno uno dei gruppi più rappresentativi del neo-garage degli anni Ottanta. A loro si unirà Richy Carmel alla chitarra. E dato che il primo amore non si scorda mai, Conolly riprende e rivisita diversi pezzi dei suoi DMZ.
Brani come “Help You Ann”, “Don’t Give It Up Now” o “She Pays The Rent” sono divenuti popolarissimi, e suonati e rifatti da diverse band anche se in realtà i Lyres sono rimasti un gruppo di nicchia e forse per questo non hanno avuto il successo che meritavano. Attivi fino alla fine degli anni Ottanta ebbero nel decennio successivo un periodo di sostanziale inattività mentre Conolly ha anche avuto collaborazioni interessanti e prestigiose con gente del calibro di Stiv Bators (Dead Boys e Lords of the New Church) e Wally Tax degli Outsiders.
“Don’t Give It Up Now” è un pezzo interminabile con un riff martellante e ipnotico tratto dall’album d’esordio del 1984 On Fire (che contiene anche cover di pezzi dei Kinks).

