Dave Murray nasce a Edmonton, Londra, nel 1956, sotto il segno dei Pesci. Cresce in un ambiente piuttosto ruvido, tra pub e risse, dove la vita quotidiana non lascia molto spazio ai sogni. Presto, però, scopre la chitarra e capisce subito che le mani si possono usare per fini ben più nobili. Nei primi anni esplora vari generi, dal rock classico al blues, e comincia a sviluppare quella tecnica di legato che diventerà la sua cifra distintiva. Dopo un passaggio negli Urchin e un incontro decisivo con Steve Harris, entra negli Iron Maiden nel 1978, giusto in tempo per contribuire a definire il nuovo volto dell’heavy metal. Il suo stile è una combinazione miracolosa di dolcezza e aggressività: le linee fluide e cantabili si intrecciano con passaggi più ruvidi e incisivi, creando un equilibrio raro tra melodia e potenza. Il legato, dicevamo, è la sua firma: note che scorrono come acqua su pietra, con un controllo del vibrato che dona carattere e profondità a ogni frase. Gli assoli di brani come “The Trooper”, “Hallowed Be Thy Name” o “Powerslave” – in linea con l’immaginario leggendario-fantastico degli Iron Maiden – non sono semplici momenti di virtuosismo. Sono viaggi epici dove ogni nota contribuisce a creare tensione, movimento e drammaticità. Murray non cerca mai di sovrastare la canzone o di attirare l’attenzione su di sé: il suo approccio è dialogico, rispetta la struttura dei brani e si integra con il resto della band. I suoi fraseggi bluesy, le scale pentatoniche arricchite da note modali e le linee melodiche in terze gemellate con Adrian Smith diventano un linguaggio capace di raccontare storie senza parole.

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Disegni di Maurizio Di Bona, testi di Stefano Scrima

