Di Donato Novellini
“Made to be played loud and low volume” sta scritto con una certa dose di humor anglosassone sulla retro-copertina, assieme ai ringraziamenti di prassi, presuntuosamente rivolti a nessuno; sarcasmo, autoironia, arroganza, gusto per lo sberleffo, strafottenza: l’esplosione irruenta del punk inglese prende il nome Damned e lo reitera ben tre volte per battezzare l’album di esordio, il primo del genere emesso dalla benemerita Stiff Records in quel fatidico ‘77, battendo sul tempo Sex Pistols e Clash (ma non i già veterani Stranglers). Le foto scattate dal vivo o nei camerini, messe a corredo della lussuosa ristampa gatefold in vinile curata da Sanctuary nel 2003 – con l’aggiunta di un lungo testo critico di Kieron Tyler ricco di testimonianze dell’epoca – ribadiscono tutta l’attitudine eccentrica di quattro imberbi guastatori pronti a tutto per il successo, a partire dall’aspetto vampiresco del cantante Dave Vanian (una sorta di Marilyn Manson con dieci anni d’anticipo), passando per le demenziali pose del bassista Captain Sensible, noto per lo più agli âgée per il tormentone anni ‘80 “Wot”; al di là del basico rock’n’roll incitante al pogo, con tutta evidenza ciò che rappresenta al meglio la banda londinese sta immortalato in copertina, una delle immagini più famose ed emblematiche della rivoluzione musicale, di costume, in atto quell’anno: sotto la grande scritta gialla, la proverbiale faccia tosta dei quattro baldi giovinotti prende la forma di un abusato stereotipo della comicità d’avanspettacolo, ovvero la classica torta in faccia. Nello scatto, firmato da Peter ‘Kodick’ Gravelle – uno dei più importanti documentaristi del primissimo punk britannico – i quattro balordi musicisti esibiscono smorfie goliardiche, belli impiastricciati di crema, panna montata colante e pezzi di pandispagna. Qui siamo assai lontani sia dal nichilismo e dall’alienazione (auto) distruttiva dei più noti Sex Pistols, quanto dagli esotismi politici e militanti dei Clash; difatti i Damned, anche grazie all’atteggiamento scanzonato tipico di una festa studentesca finita a catafascio, al piglio provocatoriamente beffardo, andranno ad influenzare pesantemente la seconda ondata punk, politicamente meno radicale e propensa al divertimento proletario da pub (tipo Toy Dolls, Alternative TV, The Undertones e molti altri) e per certi versi anche le pantomime grottesche del nascente rock gotico. Musicalmente il disco conferma appieno le ludiche impressioni estetiche, trattandosi di rozzo quanto urgente punk-rock, bello veloce senza troppi fronzoli, certo con qualche vaga reminiscenza ancora glam ma fatto appositamente per stimolare il movimento e trasmettere adrenalina, esattamente ciò che ci si potrebbe aspettare da teppaglia insofferente ai virtuosismi progressive nella Londra di fine anni 70. Spiccano in scaletta un rifacimento di “1970” dei padri putativi Stooges, ribattezzato “I Feel Alright”, e il primo singolo estratto, la celeberrima “New Rose”, recuperata didascalicamente da Guns ‘N Roses nel terminale The Spaghetti Incident?.

Damned Damned Damned – The Damned, Stiff Records, 1977.

