Billy Gibbons nasce a Houston, Texas, il 16 dicembre 1949, sotto il segno del Sagittario. Nel 1969 fonda gli ZZ Top insieme a Dusty Hill e Frank Beard (che, ironia della sorte, è l’unico senza barba). Da quel momento, il trio diventa la colonna sonora dell’altra America – quella che si vive nelle strade polverose, tra pompe di benzina e pick-up scassati. Gibbons è il re del groove sudato, il predicatore del blues rock elettrificato. Il suo tocco sulla chitarra è sporco, grasso, ma sempre sotto controllo. Usa una moneta come plettro, perché un plettro normale non reggerebbe la potenza del suo stile texano. Con lo slide scivola sulle corde come un’aquila sopra il deserto, mentre i suoi bending fanno piangere le corde e i riff ti si attaccano addosso come sabbia nel vento. Album come Tres Hombres (1973) e Eliminator (1983), dal boogie sfrontato di “La Grange” al rombo sintetico di “Sharp Dressed Man”, hanno scritto la storia. Le sue chitarre modificate, ma soprattutto rivestite di pelliccia bianca o di specchietti cromati, sono diventate icone tanto quanto lui. E poi, naturalmente, la barba. Non è affatto un dettaglio. La barba di Billy Gibbons ha più personalità di metà delle band in circolazione e sicuramente più storie da raccontare di un romanzo di frontiera. Perché Billy non invecchia, al massimo si affina. Come il bourbon, come il blues, come ogni nota che continua a ruggire dalla sua chitarra.

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Disegni di Maurizio Di Bona, testi di Stefano Scrima

