Guida sentimentale al garage rock #9

“You Got The Love” dei Cynics

Di Stefano Marullo

Nell’età dell’oro del revival Sixties e del garage punk che caratterizzò i primi anni Ottanta, se l’America la fece da leone, tra questi felini accanto a citati Fuzztones e Lyres, di cui ci siamo occupati nelle puntate precedenti, un posto di tutto rispetto meritano sicuramente The Cynics (che all’inizio si chiamavano Psycho Daisies), da Pittsburgh, Pennsylvania formatisi nel 1983 e noti per le esibizioni live lisergiche e per le loro canzoni, dai testi ironici e provocatori, che spesso sono tributi ai mostri sacri del genere come Seeds, Blues Magoos e Sonics, con un’immancabile armonica che firma l’influenza blues e folk della band e la voce graffiante di Michael Kastelich (ex vocalist del gruppo Wake) che aveva da subito preso il posto di Mark Keresman.

Al 1986 risale il loro primo lavoro Blue Train Station, con ben 17 brani e pubblicato con la loro etichetta indipendente Get hip Recordings. Varie traversie hanno caratterizzato la storia del gruppo che dopo la pubblicazione di Rock and Roll, nel 1989, considerato un vero capolavoro insieme a Here We Are (di qualche anno più tardi) si è preso una pausa di otto anni. Una produzione frenetica nei primi anni poi invece lunghe pause di riflessione che però sono servite a definire un percorso sempre ai massimi livelli e all’insegna della maturità. Diciamolo senza fronzoli, era dai tempi dei Gun Club che non si vedeva una band tanto interessante e capace di destreggiarsi tra beat-punk, psichedelia, R&B e se si vuole anche hard rock. Un ibrido che poi caratterizzerà il garage degli anni Novanta che diverrà un genere di nicchia ma in fondo è molto coerente con la sua vocazione underground. Da questo punto di vista, il legame tra garage e punk ha un suo perché e probabilmente il garage ha arginato la deriva pop del punk medesimo (che sopravvive grazie a irriducibili band hardcore che non saranno mai nei primi posti delle classifiche, per fortuna aggiungiamo).

“You Got The Love” – che vi faccio ascoltare – di rara potenza grezza, sembra un pezzo rubato a Lemmy Kilmister dei Motörhead, ammicca al proto punk di Stooges e MCS condito con un pizzico di The Gun Club e finanche Slaughter and the Dogs. A dimostrazione della versatilità della band sempre a suo agio ad ogni latitudine stilistica.


Pubblicato

in

da