Di Michele Savino
C’è un uomo in una buca che cerca vanamente chi l’aiuta; ma la gente è indaffarata, quella buca l’ha evitata e dell’uomo imprigionato non s’è manco ricordata. Pora gente smemorata!
L’uomo urla a perdifiato, urla, urla disperato, ma la gente c’ha da fare, non ha tempo d’ascoltare e quell’uomo disperato resta sempre imprigionato. Che destino indelicato!
Però giunge il temporale, un diluvio colossale e la gente già rincasa, ché non mai si vuol bagnare.
Ed il nostro pover’uomo disperato, disperato e imprigionato è già tutto infradiciato; quindi l’acqua nella buca sale presto di livello, così all’uomo imprigionato va all’altezza del cervello. Santi numi, che macello!
Ma ecco quei si fa monello e ora sa che può nuotare, galleggiare fieramente entro a questo nuovo mare e poi, giunto sulla riva, si rituffa nel suo mare. Cessa pure il temporale.
Col sereno, l’acqua di quella piscina si fa calda e cristallina e la gente, come un fiume, or accorre col costume, però l’uomo la respinge orgoglioso di sua buca e col dito, quello medio, quella gente ei saluta.
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Foto di Michele Savino
