Di Chiara Santarelli
Ti ho lasciato del caffè,
Lo prendi amaro, lo so
ma lo chiedo comunque per cortesia.
Nel fondo del caffè
lo spazio del tempo ha consumato gli oggetti della stanza
E tu ne hai ridisegnato e smussato i bordi lo stesso
Decimato il decimo e ultimo superstite
Che di turno sul torrione
fu lasciato a morire di vedetta
Mentre si confessa alle stelle,
Egli suppone che una vicinanza tale,
così celeste
sarebbe stata difficile da riconoscere
nei cieli delle altre città.
Si suppone che il decimo avesse il compito di proteggere tutti
Si suppone che il decimo fosse rimasto in cima le mura fino alla fine
Un’ipotesi che non lo congeda
dal difendere una cittadella senza abitanti
Tutti erano tornati da qualcuno
Mentre a lui non rimaneva altro
che la salma di una torre
conscio di poter tornare da nessuno
Una vicinanza tale, così celeste
Che solo per qualche minuto
Gli concede la libertà di stendersi
Sugli spilli che non vogliono pungere
E di appoggiare le palpebre degli occhi
Su di un cuscino senza piume
Ancora qualche minuto
Per confidare
Alle stelle
Che da lì in avanti
Se tutti avevano qualcuno da cui tornare
Sotto miliardi
O mille triliardi di stelle
O sotto una sola stella
Lui avrebbe trovato la libertà altrove
Non più nella difesa di una città vuota
Sopra miliardi
O mille triliardi di granelli di caffè
O sopra
un solo
granello
di caffè
*
Foto di copertina di Chiara Santarelli, analogica, Roma 2020.

