Sogno marinato

Per marinare un sogno adagiatelo sul fondo di una ciotola di ceramica fredda, badando che non vi siano crepe da cui possa fuggire. Versatevi sopra una tazza di aceto di rinfacci e il succo aspro di addii precoci, elementi necessari a spezzare la fibra coriacea delle illusioni. Aggiungete poi qualche foglia di alloro della gloria passata (perlopiù immaginata) e una manciata di grani di piccoli fastidi quotidiani capaci di esaltare il sapore. Lasciate riposare l’infuso in frigorifero per dodici ore, nel buio più totale dell’indifferenza, affinché la chimica dell’amarezza compia il suo miracolo invisibile. È fondamentale manipolare il composto nel cuore della notte, scuotendo il contenitore per garantire che il liquido penetri fin nelle fibre più intime del sogno: una marinatura incompleta lascerebbe parti rigide e spigolose, impossibili da masticare. Al mattino, la superficie originaria apparirà opaca, scolorita, ma la polpa avrà assunto una consistenza incredibilmente cedevole e morbida. Servitelo direttamente sul piatto della realtà, tagliato a fettine sottili, per un pasto freddo che sazia lasciando in bocca il sapore metallico del tempo perduto.

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Il sognario è un ricettario dei sogni impossibili scritto da Stefano Scrima e illustrato da Cristiano Baricelli.


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