Diaframma
Di Stefano Marullo
Dopo i Krisma torniamo a parlare di Italian new wave. C’è stato un periodo nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso in cui Firenze era senza dubbio la capitale dell’underground. Si pensi a locali come il Tenax in via Pratese, vera cattedrale della new wave europea dove arrivava gente come Cure, Smiths, New Order, Bauhaus e… scusate se è poco! O alla Rokkoteca Brighton di Settignano, poco più di uno scantinato della Casa del Popolo, in cui fecero il loro primissimo concerto i Litfiba. Tre gruppi fiorentini sono i protagonisti indiscussi dell’epoca: i succitati Litfiba che fondono darkwave a influenze mediterranee, i Neon, pionieri dell’elettronica che portavano sul palco sintetizzatori come Kraftwerk e primi Depeche Mode, e, più intellettuali e cupi, i Diaframma di cui ci accingiamo a parlare. Nati nel 1981 i Diaframma, nonostante cambi di formazione e cambi di stile musicale, a differenza di molti gruppi della loro epoca, sono uno dei rari casi di band ancora in attività. Vera anima del gruppo è da sempre Federico Fiumani, dapprima chitarrista e autore dei testi poi a partire dal 1989 nel ruolo di cantante.
Potremmo dividere la sterminata discografia dei Nostri in tre grandi ere geologiche: la prima, il periodo d’oro, tra il 1984 al 1988 caratterizzata da una darkwave mitologica, con linee di basso ossessive, chitarre taglienti e tastiere spettrali supportati da testi molto colti e malinconici; album come Siberia (1984), in cui alla voce c’è ancora Miro Sasolini (che in seguito abbandonerà il gruppo) rappresenta un capolavoro assoluto con un sound che evoca The Cure o Joy Division; 3 Volte lacrime (1986) un po’ meno cupo mantiene un’anima intimista, mentre con Boxe (1988) ci si sposta verso un rock più classico. La seconda era, con Fiumani alla voce, rappresenta la svolta cantautorale ed elettrica alla Lou Reed e si situa tra il 1989 e l’anno 2000; In perfetta solitudine (1990) vira già verso chitarre calde e acustiche mentre altri come Non è tardi (1995) o Sesso e violenza (1996) con un suono punk lo-fi arriva a lambire il garage. La terza era che parte dal 2001 e arriva fino ai nostri giorni, inaugura per i Diaframma un rock indipendente che fonde vari generi (garage, indie, post punk, rock d’autore). L’ultimo lavoro in studio è del 2022, Festival D’autunno, che oltre alla matrice punk (chitarre distorte, canzoni dirette) riapre qualche fantasma del passato in perfetto stile new wave e darkwave. Punto di forza oggi dei Diaframma è la loro voglia di continuare a esibirsi attraverso i concerti nei club, nei centri sociali e nei festival indipendenti, eppure, non ci credereste, nel loro periodo d’oro i Diaframma andavano regolarmente in televisione in programmi Rai di approfondimento culturale o musicale giovanile (Tandem, Doc, Videomusic, quest’ultima era la MTV italiana dell’epoca nata peraltro proprio in Toscana).
Dal loro album cult, Siberia, che più che un luogo geografico rappresenta una metafora dello stato d’animo (terra fredda e desolata), gioiello di darkwave, peraltro inserito dalla rivista Rolling Stone al n. 7 tra i 100 dischi italiani più belli di sempre, che per essere un disco autoprodotto vendette moltissimo (ma anche oggi le frequenti ristampe in vinile vanno esaurite in pochi giorni), vi faccio ascoltare l’ottava e ultima traccia, “Delorenzo”, spettrale e dal tempo lento come una marcia funebre, con basso e batteria scarni ed ossessivi, una tastiera gelida mentre la chitarra rinuncia quasi del tutto al ritmo intervenendo con rintocchi isolate o note singole bagnate da riverbero, la voce è drammatica e quasi sacrale.

