Piccineria

Di Michele Savino

Mio, tuo. «Questo cane è mio», dicevano quei poveri fanciulli; «questo è il mio posto al sole».
Ecco il cominciamento e l’immagine dell’usurpazione di tutta la terra.

Blaise Pascal

Là si bombarda l’intera popolazione e qua calcoliamo quanto ci manca per andare in pensione. E magari si potrebbe poi fare qualche viaggione, ché s’oggi non viaggi figuri coglione.
Però, beninteso, viaggio sempre munito di borraccia, ché di plastica nei mari non voglio più vederne traccia; la sola traccia da vedere sarà quella del mio aereo che, passando, inquinerà come venti ciminiere. Più si cresce e più s’adegua il viso all’aspetto del sedere.
Il mio lavoro, la mia famiglia, il mio bel conto in banca e sopra la mia panca la mia cara capra campa. E il mio vicino, che mi vuole al cimitero, lo sento solamente se s’intasa il pozzo nero. Con tutto questo mio da tutelare, da far fruttare, sovente a me mi pare che il ben noto egoismo individuale si sia solo dilatato alla comoda tutela del mio nucleo familiare, egoismo nucleare, tengo prole da sfamare, chi c’è c’è e chi è fuori può crepare. Ogni tanto passa il prete a confessare.
Veramente or mi sembra di sostare dentro ad un documentario innaturale, per l’appunto naturale, di quelli tanto belli d’animali, quelli tutti uguali, con la preda, il predatore, poi si formano le coppie e la specie, con la prole, si può certo perpetuare. Oh che gioia familiare!
Basta! Io mi sento soffocare sì conteso fra egoismo naturale e egoismo culturale, vorrei solo disertare la mia specie sì speciale, come pure il carnevale permanente del sociale. La natura non la voglio idealizzare, ché, se cerchi la violenza, lì c’è solo da imparare; pensa avesse il nucleare!
Però saltuariamente mi sovviene di pensare che, magari, molto male che si vede dilagare è una specie d’escrescenza tumorale di questo nostro praticissimo sistema funzionale che ci vuole tutti a posto ad ogni costo e poi s’alzi la manina se persino si pretende di pisciare.
Quanto siamo piccini, quanto siamo cretini e pretendiamo pure d’insegnare qualcosa ai bambini.

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Opera: Michele Savino, Il cavallo accademico, olio su carta di cotone 2020.


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