Prodigy
Di Stefano Marullo
Cosa ci fanno i Prodigy in una rubrica dedicata alla New Wave? Dopo Ditonellapiaga mi permetto una seconda digressione parlando di un gruppo che dal punto di vista strettamente musicale e di genere non è new wave ma appartiene al mondo della musica elettronica, del breakbeat hardcore, big beat, rave e electro-punk degl anni ‘90.
Tuttavia c’è un legame molto forte che unisce i Prodigy all’attitudine e all’eredità del post-punk e della new wave. Se infatti questi ultimi nascevano dal mix tra l’attitudine selvaggia del punk e l’uso innovativo dei sintetizzatori, i Prodigy hanno fatto esattamente la stessa cosa 15 anni dopo negli anni ‘90.
Liam Howlett (la vera mente musicale del gruppo), Keith Flint e Maxim, hanno portato la carica aggressiva, l’iconografia e il nichilismo del punk all’interno della musica dance/rave, creando di fatto il genere electro-punk, ma questa alchimia di generi e questo approccio artistico da laboratorio è tipico della new wave. Peraltro, Liam è cresciuto negli anni Ottanta nutrendosi di hip-hop ma anche della prima era dei synth (come gli Specials o la 2-Tone Ska legati alla new wave britannica. La sua filosofia di produzione, fatta da ritmi ossessivi, strutture spezzate e linee di basso distorte, eredita moltissima dallo sperimentalismo e dalla “freddezza” sintetica tipica delle produzioni new-wave/synth-pop.
Il disco The Fat of the Land, uscito il 30 giugno 1997, rappresenta uno dei lavori d’impatto più importanti della musica moderna abbattendo per sempre le barriere tra la musica elettronica underground e il mainstream rock mondiale. Qui Keith Flint, debutta come cantante e frontman nel singolo Firestarter, con capelli a cresta doppia, piercing e sguardo allucinato. L’album raggiunse la posizione n. 1 sia nella classifica inglese che in quella americana, dove trionfava il grunge e l’alternative, arrivando a vendere 10 milioni di copie nel mondo. Si tratta di un disco che mescola rave, industrial, breakbeat e viene considerato fondamentale per la nascita del Nu-Metal (quello di Korn e Skipknot) alla fine degli anni ‘90. Ad accrescerne il mito anche le polemiche che ne accompagnarono l’uscita: il videoclip del pezzo apripista Firestarter venne inizialmente bandito dalla BBC perché considerato troppo “spaventoso” per i bambini mentre il singolo Smack my bitch up scatenò accuse di misoginia e violenza e venne ritirato dagli scaffali (anche su youtoube il video è in buona pare coperto da censura e le immagini non sono visibili).
I Prodigy si sono portati poi dietro per anni una reputazione da veri hellraiser (=devastatori) nello stile del vecchio rock’n’roll, pur provenendo dalla scena elettronica, perché erano soliti sfasciare le stanze d’albergo che li ospitava, che rispecchiava il loro stile di vita estremo e caotico. Stile di vita che nel 2019 portò il cantane Keith Flint al suicidio a soli 49 anni. Dopo un periodo di silenzio la band però è tornata ad esibirsi dal vivo con grandi tour in giro per il mondo.
Andiamo proprio a vedere il celeberrimo videoclip di Firestarter (1996), girato in un bianco e nero ad altro contrasto, in cui Keith Flint canta, balla ed esegue le sue inconfondibili mimiche all’interno di un tunnel abbandonato, precisamente la stazione metropolitanta londinese di Aldwych, dismesso. Un’ambientazione claustrofobica che ha reso il video uno dei più scioccanti degli anni ‘90. Il celebre riff di synth principale che si sente nel brano con quel suono acuto, graffiante e quasi “vocale” è opera del sintetizzatore Korg Prophecy che utilizza tecniche di distorsione e saturazione. Una tecnica chiamata Sound Design alla musica elettronica aggressiva inventata dal collettivo britannico d’avanguardia Art of Noise almeno un decennio prima. Ad usarla oltre ai Prodigy saranno i The Chimical Brothers, i The Crystal Method, i Nince Inch Nails e i Ministry, giusto per citare i più famosi.
