New Wave #5

The The

Di Stefano Marullo

Il nome, va riconosciuto, è assai originale ma anche riguardo alla musica i The The indubbiamente hanno rappresentato, tra i gruppi della new wave, un filone colto con vampate psichedeliche e trionfo di musica elettronica. Genio indiscusso e unico membro permanente fin dagli inizi (un po’ come Robert Smith per i Cure) è il polistrumentista Matt Johnson. Nati al Londra nel 1979, i The The debuttano con il singolo Uncertain Smile. La visione di Johnson è quella di fondere il (post) punk con l’elettronica e il funk con testi molto introspettivi e politici. Dopo altri due singoli e la pubblicazione del primo album Burning Blue Soul (1981)  il gruppo registra un nuovo album, The Pornography of Despair, che rimane uno dei grandi misteri dei The The, perché Matt Johnson non vorrà mai pubblicarlo, forse per un eccesso di perfezionismo (secondo un’altra versione fu la Epic che non volle accettarlo) anche se in realtà, alcune tracce  si ritroveranno nei lavori successivi. Invero, il nome dell’album fantasma dei The The non è mai sparito del tutto; nel 2014 è stato pubblicato infatti un libro fotografico e di testi intitolato proprio The Pornography of Despair che documenta l’estetica della Londra dei primi anni Ottanta nella testa di Johnson: alienazione urbana e disagio psicologico in primis.

È però nel 1983 che arriva il capolavoro: Soul Mining, un gioiello synth-pop che consacra i The The al successo di pubblico, dopo quello della critica, che mescola soul, elettronica, folk. La band entra in una vera e propria età dell’oro con una serie di dischi tutti azzeccati: Infected (1986) accompagnato da un film che esplora temi come la corruzione politica, il sesso e la religione, Mind Bomb (1989) che affronta temi geopolitici e che vede l’ingresso nel gruppo di Johnny Marr (già chitarrista degli Smiths), Dusk (1993) che lambisce il blues. Dopo un album di cover, Hanky Panky (1985) e Nakedself (2000) comincia un periodo di silenzio e per i The The si spengono i riflettori per quasi due decenni. Matt continuerà a fare attivismo politico a Londra e a scrivere colonne sonore per il cinema oltre a curare una casa editrice e la radio Lazarus Heathcare. Poi, per magia, appaiono nel 2018 con un tour che registra ovunque il sold out a dimostrazione che i The The sono rimasti una cult-band. Dopo ben 24 anni dall’ultimo lavoro nel 2024 esce un nuovo album con inediti, Ensoulment, niente affatto un’operazione nostalgia, ma freschissimo e pieno di contenuto: critica all’intelligenza artificiale, alla guerra e alla dinamiche del potere. Lo stile è un mix di blues, folk rock, psichedelia e jazz notturno. Attitudine new wave (essere fuori dagli schemi, la critica sociale, l’integrità artistica) ma ormai anche oltre la new wave, e vicini all’art-rock più raffinato.

Vi faccio ascoltare “Perfect del 1982, uscito come singolo e poi incluso in alcune versioni in Soul Mining. È il pezzo “perfetto” per capire la new wave, un mix di freddezza elettronica e calore acustico, un testo che parla di alienazione tra perfezione e delusione amorosa (“everything is perfect, but I’m not happy”), ma soprattutto un ritmo ipnotico a base di synth-pop condito da influenze rockabilly e jazz. Una vera polifonia di strumenti: sintetizzatori, drum machine, chitarra elettrica con riverbero corto, fisarmonica, basso funkeggiante, pianoforte, xilofono, tromba in una sorta di caos controllato. Eccellente.


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