New Wave #30

The Sisters of Mercy

Di Stefano Marullo

La scorsa settimana avevamo parlato dei Soft Cell, provenienti da Leeds. Ebbene ancora dalla stessa città non possiamo non citare un altro gruppo cult del post-punk/goth britannico, The Sisters of Mercy, mentre già avevamo parlato dei Gang of Four. Insomma, dopo Londra, la scena musicale leedsiana si presenta davvero come la capitale della new wave, versione dark (oltre ai tre nomi di cui prima meritano sicuramente menzione i Red Lorry Yellow Lorry, i March Violets e i Salvation).

Nati nel 1980, attorno alla figura carismatica di Andrew Eldritch (a cui non piaceva molto l’etichetta gothic) i Systers of Mercy si sono affermati per uno stile davvero  particolarissimo: voci profonde e cavernose, chitarre oscure, bassi pulsanti e la drum machine fondendo al gothic elementi hard/heavy e dance. Dopo una serie di ep usciti tra il 1980 e il 1983, arriva quello che è considerato il loro manifesto classic gothic, l’album d’esordio First and Last and Always (1985), uscito con notevole ritardo, si dice per il perfezionismo di Eldritch. Con Floodland (1987) la darkwave si fa maestosa e quasi sinfonica, mentre Vision Thing (1990), terzo album pilastro del gruppo, vira verso un rock/metal tirato con pezzi di marcata satira politica (More, Doctor Jeep).

Band molto litigiosa, alcuni membri usciti dalla prima formazione fondarono un’altra band iconica della scena goth, The Mission. A causa delle dispute discografiche, nonostante non pubblichino un album di inediti dal 1990, Eldritch continua a portare The Sisters of Mercy in tour in tutto il mondo. I concerti dei Nostri si caratterizzano per l’uso smodato della nebbia artificiale al punto da vedere appena i musicisti suonare. Eldiritch ha sempre considerato la drum machine un vero e proprio membro del gruppo, dandogli anche un nome, Doktor Avalanche, garantendo che nessuno potesse sostituirla con un/a batterista umano/a.

Tra i fan sfegatati dei Sisters of Mercy si annovera anche il Duca Bianco che cercò più volte di ingaggiare la band come gruppo di supporto ai suoi concerti. Ma Eldiritch ha sempre rifiutato categoricamente l’offerta dichiarando che “non gli andava di suonare alla luce del sole prima di un vecchio”. A rifiutare invece l’offerta di cantare con i Sisters of Mercy per una parte femminile di una canzone, fu invece la cantante bionda degli Abba, Agnetha Fältskog, alla quale Eldritch si rivolse.

Dei Sisters of Mercy sono celebri alcune cover: Gimme Shelter dei Rolling Stones, una versione cupa e ritmata, 1969 degli Stooges e, forse la più bizzarra, Jolene di Dolly Parton (scomparsa da poco) che da pezzo country diventa una brano darkwave abbastanza irriconoscibile.

Il pezzo che propongo al vostro ascolto è Alice del 1982, esempio perfetto di darkwave classica. Un ritmo scandito dalla drum machine su una marcia fredda e ossessiva, una linea di basso ipnotica che lascia alle chitarre il compito di tracciare arpeggi metallici taglienti, la voce di Andrew Eldritch straordinariamente cavernosa. La canzone descrive la paranoia e la dipendenza nell’illusione attraverso la figura simbolica di Alice, intrappolata in una sorta di pseudo-realtà. Meravigliosamente claustrofobica…