L’enigma dei venditori

Perché la commessa, pur di farti sborsare quattrini, ti direbbe che quel vestito ti sta “davvero un incanto” anche se sembri uno scaldabagno – ma perlomeno alla moda? Fa parte della formazione obbligatoria del venditore? E quando un vestito sta davvero “davvero un incanto” come fai a sapere se sta bluffando o no? Perché sembra che tutti vendano tutto? Forse perché è proprio così? Se non hai niente da vendere è perché stai vendendo te stesso. Petrarca diceva che i venditori, uomini indaffarati di città, si svegliano nel pieno della notte in preda all’angoscia e al pensiero di come poter ingannare il prossimo la mattina seguente. A me, però, pare strano, forse questo succede a quelli che sono costretti a vendere, tipo gli operatori dei call center che, vi assicuro, se fanno quel lavoro è perché non hanno trovato niente di meglio e – come buona parte dell’umanità – non possono permettersi di non lavorare (e direi che vale anche per commesse e commessi che non sono proprietari del negozio – insomma, tutti quelli che “vendono” la propria forza lavoro); ma non ai veri venditori, quelli che venderebbero la madre se solo venisse loro fatta un’offerta vantaggiosa. Questi dormono sonni tranquilli, altrimenti non si spiega dove possano mettere le montagne di sensi di colpa accumulate per aver ingannato il prossimo per il proprio tornaconto. E chi sarebbero codesti venditori nell’anima? Lo si nasce o lo si diventa? Da alcune mie stime sarebbero circa i tre quarti degli esseri umani, o forse tutti, non è facile capirlo perché il venditore che è in noi sa come celarsi. Quello che possiamo dire è che Pétrus Borel arrivò perfino a sostenere che venditori e ladri siano sinonimi, e che l’unico loro pensiero sia quello di arricchirsi, aggiungendo poi queste parole: “non credo si possa raggiungere la ricchezza se non si è di indole feroce, un uomo sensibile non riuscirà mai ad accumulare […] bisogna essere usurai, imbroglioni, inesorabili, ricattatori e assassini! e soprattutto maltrattare i deboli e gli indifesi!”. Ma hanno anche dei difetti. Che strano, sembra il ritratto degli uomini più ricchi e potenti del mondo! Ma sarà solo un caso. In una società in cui esistono migliaia di libri e corsi che insegnano a vendere – avete in mente quelle imbarazzanti convention americane in cui lo yesman di turno chiede al tizio in prima fila di vendergli una penna? – sarebbe bello potersi dimettere dalla civiltà e seguire l’esempio dei monaci buddisti (se solo con loro non ci si annoiasse a morte). L’unica sadica e inutile consolazione è sapere che i venditori nell’anima sono esseri umani come tutti gli altri e che devono pur vestirsi, e che da qualche parte nel mondo una commessa li sta aspettando con dei vestiti che stanno “davvero un incanto”.

s.


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