Di Michele Savino
Come si fa a credere a un valore se tutti si autopromuovono?
Cesare Viviani
Se oggi non emergi non sai cosa ti perdi; nel mare del talento il giovine emergente è moda del momento, è moda e un bell’affare per l’aria che lo gonfia nel farlo galleggiare e intanto ei s’illude, s’illude di nuotare. Ma s’egli ancora cresce, se l’aria ancor l’accresce, potrà solo scoppiare e s’odon troppi scoppi lassù sul pel del mare; poiché, sinceramente, con tutto ‘sto emergente, qui non emerge niente, se non ‘sta baraonda talentuosa supponente, ‘sta folla galleggiante, ‘sta massa indelicata, ambiziosa e prepotente.
Ché oggi puoi strafare, ché se non sai che fare, puoi fare l’emergente, di cosa è indifferente, dai trovati un talento, qualcosa che t’elevi sul gregge del vivente; però il vero male è che siam tutti egregi, cosicché fuor dal gregge abbiamo un altro gregge, il gregge dei talenti con tutti gli emergenti e sono così tanti che forse i veri egregi son quelli, poveretti, che i loro amati sogni li han lasciati nei cassetti. Vorrei or rimembrare a chi sul mar troneggia, ch’emerge è la scoreggia che sale e poi galleggia, fa in aria un po’ d’odore, poi fine del clamore; ma l’arte ha un certo peso e quel che pesa scende sul fondo che l’attende, l’abisso immacolato, l’oscuro numinoso profondo eternamente.
A me che sto sul fondo mi piace andare a fondo, m’immergo nel profondo e giunto poi sul fondo m’insabbio in un secondo e cerco il mio tesoro che, com’è risaputo, lo trovi sol scavando e se dal mio forziere avrò checché da dire, ci penserà poi il tempo a farlo risalire.

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Opera: Michele Savino, Un altro gioco, olio su tavola, 2011.
