L’arte di scrivere

Scrivere, materialmente, lo sa fare chiunque abbia frequentato almeno le scuole elementari (sebbene non sia conditio sine qua non), per farne un’arte – che possiamo forse impropriamente chiamare letteratura -, invece, la questione si complica non poco. “Alcuni anni or sono, per ragioni ignote, ma presumibilmente valide, qualcuno deve aver pensato che le arti del leggere e dello scrivere possano essere insegnate. […] Anziché gettarsi nella mischia da soli, [i giovani] si arruolarono agli ordini dei loro maestri. […] Un metodo siffatto produce, beninteso, una prole erudita ed eugenica. Ma, viene da domandarsi sfogliando quelle sincere, quelle ineccepibili pagine assolutamente sensate e prive di sentimentalismi, l’amore dov’è?”. A parlare è nientemeno che Virginia Woolf nel 1931, quando di certo le scuole di scrittura non avevano ancora conosciuto il successo odierno. Ma non pensiate che con quel “privi di sentimentalismi” intendesse “privi di sentimenti”. I sentimenti in letteratura – in quella che aveva in mente Woolf come in quella che conosciamo oggi, quella che occupa gli scaffali più in vista delle librerie – ci sono eccome, forse troppi. Il fatto è che sono narrati tutti in modo molto simile, nel modo più efficace possibile per colpire il lettore. Perché chi ha imparato come si scrive, sa che deve farlo in quel modo. Ma, ancora una volta, “l’amore dov’è?”. Ovvero, la voce unica e irripetibile dello scrittore, il suo rapporto privilegiato con l’essenza del reale trasformata in parola, dove sarebbe? Non è vero che l’arte di scrivere non si può imparare, perché si impara eccome. Bukowski diceva di non sapere da dove venisse la sua scrittura, lui si metteva alla macchina da scrivere e iniziava a mitragliare lettere leggermente annebbiato dalla birra. Ma noi sappiamo che amava John Fante, e si vede. Si impara sempre attraverso quello che scrivono gli altri – e quindi leggendo – filtrato dalla nostra sensibilità. Poi ce ne si può accorgere o meno, lo si può dichiarare o meno. Se ci affidiamo a una scuola che codifica, seleziona, ciò che ritiene migliore, creando un canone di scrittura, è normale che impareremo a scrivere solo in un modo, e avremo abdicato la nostra sensibilità a favore di quella del “maestro”, che è semplicemente uno che sta facendo il lavoro al posto nostro, leggendo il più possibile e cercando in quello che legge ciò che lo accende di vita. Quindi, fate come volete, leggete scrivete imparate come volete, ma poi non sorprendetevi se, invece di trovare la vostra voce, vi esce quella con il timbro già impostato – impeccabile, e stranamente identica a tutte le altre. Oppure sì, sorprendetevi pure, così almeno avrete qualcosa di autentico da scrivere.

s.

Illustrazione di Romareloaded


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