L’arte di sbarcare il lunario

Non tutti possono “sbarcare il lunario”. Non nel senso che alcuni hanno soldi che fuoriescono dalle orecchie – questo è ovvio – ma nel senso che molti possono solo, prosaicamente, sperare di “arrivare alla fine del mese” o cose di questo tipo. Il carducciano sbarcare (termine marittimo che sta per “arrivare”) il lunario (il calendario, e quindi il mese) è un’espressione poetica, travestita da frase idiomatica, credibile solo in bocca agli artisti squattrinati. Diffidate sempre dai non-artisti che pronunciano questa frase: non è vero, alla fine del mese ci arrivano benissimo, vogliono solo darsi arie di anime profonde o intenditori della lingua. Quindi, forse, l’arte di sbarcare il lunario è più che altro quella di dire di sbarcare il lunario senza apparire vuoti e vanesi, senza dunque rompere la sospensione d’incredulità fra gli interlocutori. In quel caso sarete sì dei veri artisti.

Come compito vi do da leggere un bel libro di Paul Auster, intitolato in inglese Hand to Mouth, letteralmente “dalla mano alla bocca” (tutto ciò che arriva in mano lo metti in bocca, perché hai fame), traducibile come “vivere alla giornata” o meglio ancora “sbarcare il lunario”, titolo quest’ultimo scelto per la traduzione ufficiale. Poi, certo, Auster ha smesso di sbarcare il lunario, è diventato ricco e famoso. Peggio per lui, un’arte in più per noi.

s.


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