Se il male è inevitabile – brutta notizia: lo è –, allora forse l’unica possibilità che abbiamo è scegliere come farci male. Recuperare l’idea che provocando un “danno” mirato si possa ottenere un beneficio, sebbene oggi sappiamo che gli effetti taumaturgici di queste pratiche provengano dal cervello che rilascia endorfine capaci di riempire di senso l’insensato. Quindi no, non andate a sbattere di proposito il mignolino del piede contro il tavolo per non pensare a una delusione d’amore, non servirebbe a nulla, anzi sareste ancora più frustrati. Ma farvi male con un bel disco (come direbbe Ivan Graziani) triste triste triste è un’idea da non sottovalutare, perché l’arte, che è di per sé un concentrato di emozioni sublimate, ha il potere di lavorare dentro di noi, permettendoci di “andare avanti”. Vittorio Lingiardi in Farsi male sostiene che siamo tutti masochisti, sebbene non tutti nello stesso modo e soprattutto non tutti con un disturbo masochistico di personalità, per cui facciamocene una ragione, una quota di ricerca del dolore – o meglio, di contatto con il dolore – è strutturale all’esperienza umana. Non si tratta di una deviazione, ma di una modalità con cui la psiche tenta di dare forma a ciò che altrimenti sarebbe solo angoscia. L’arte di farsi male non è desiderio di soffrire, bensì tentativo di governare la sofferenza, di trasformarla in qualcosa che possa essere attraversato. Se tutto questo non vi convince, va bene lo stesso: non è obbligatorio credere che il dolore si possa educare, e forse è davvero solo una pia illusione. A ogni modo, da bravi registi della vostra vita, magari non potrete cambiarne la trama, ma almeno concedetevi una colonna sonora che sia all’altezza.
s.

Illustrazione di Romareloaded

