Dalla Dust Bowl al rock: il lungo viaggio di Tom Joad
Di Silvia Argento
Forse la polvere dell’Oklahoma può sorprendentemente passare per una chitarra acustica? Amplificarsi fino ad arrivare al suono di una chitarra elettrica, rabbioso, energico, segnante. Probabilmente questa polvere può fare tutto questo, se è quella che deriva dalla rabbia sociale americana. Siamo nel 1939 quando esce Furore di John Steinbeck, un romanzo rivoluzionario, pregno di critica sociale ad oggi considerato un vero capolavoro. Questa storia prende forma nella voce di Bruce Springsteen e diventa un’esplosione elettrica con i Rage Against the Machine.
Il protagonista di questa storia non è solo un personaggio letterario. È un fantasma. Si chiama Tom Joad.
La polvere, la fame, la dignità
Quando Steinbeck pubblica Furore, l’America è messa a dura prova dalla Grande Depressione e dalla Dust Bowl. Intere famiglie di agricoltori sono costrette a lasciare i loro campi per andare via. Nel romanzo, i Joad partono dall’Oklahoma verso la California inseguendo una promessa di lavoro, una speranza, ma trovano solamente un’ulteriore umiliazione.
Ma Furore non è soltanto un romanzo sulla povertà e di critica sociale. È un simbolo che passa attraverso un individuo, Tom Joad, e giunge fino alla collettività. Così, come dice nel romanzo Joad è ovunque:
“Io sarò dovunque – dovunque guarderai. Dovunque ci sarà un poliziotto che picchia uno, io sarò lì. Dovunque ci sarà qualcuno che lotta per mangiare, io sarò lì”.
La resistenza nei confronti dell’ingiustizia, la disillusione in seguito alla speranza e la forza di un’idea sono solo alcuni degli snodi tematici profondamente intensi presenti in questo capolavoro. Dalla vicenda deriva la nascita di una coscienza collettiva, che passa dal particolare (le vicende del protagonista) all’universale con profondo realismo e intensità.
Springsteen: il fantasma cammina nell’America moderna
Nel 1995 Bruce Springsteen pubblica “The Ghost of Tom Joad“, ispirandosi proprio a quel monologo di Joad che è diventato famosissimo. Più di tutti il Boss si presta a una sorta di continuità morale nei confronti del romanzo, in quanto lui per primo ha raccontato sempre la società americana con disincanto e realismo. Così, Born in the USA non è, come molti credono, un inno patriottico, bensì la presa di coscienza che il sogno americano stesso spesso si rivela un incubo.
L’America raccontata da Springsteen non è certamente quella dei campi di Furore: il suo luogo simbolo è la città, con le sue periferie, i suoi lavoratori precari. Non vanta nemmeno la magnificenza descrittiva e lo show, don’t tell che Steinbeck ha ereditato da autori come Ernest Hemingway, eppure grazie alla sua chitarra essenziale, alla voce mai rabbiosa eppure intensa, la malinconia delle difficoltà è pienamente consapevole.
Nella canzone di Springsteen, Tom Joad non è più un contadino migrante, ma il simbolo di quel sogno americano divenuto incubo, di quel tradimento che gli americani hanno subito. Anche se per il Boss la polvere diventa asfalto, Springsteen non tradisce Steinbeck, in quanto l’ingiustizia narrata resta identica.
Now Tom said “Mom, wherever there’s a cop beatin’ a guy
Wherever a hungry newborn baby cries
Where there’s a fight against the blood and hatred in the air
Look for me mom I’ll be there
Wherever there’s somebody fightin’ for a place to stand
Or a decent job or a helpin’ hand
Wherever somebody’s strugglin’ to be free
Look in their eyes Mom you’ll see me.”
Se Steinbeck raccontava la nascita della coscienza collettiva, Springsteen racconta la sopravvivenza della società contemporanea in tal senso.
Quando il fantasma diventa elettrico: i Rage Against the Machine
Pochi anni dopo, i Rage Against the Machine prendono “The Ghost of Tom Joad” del Boss e ne realizzano una cover con atmosfere rap metal, distante dalla voce sommessa e dal folk di Springsteen. Così, la ribellione diventa un grido: il fantasma di Tom Joad è antagonista dell’ingiustizia, il suo “Io sarò lì” è un urlo impossibile da ignorare. Le parole sono rimaste intatte, ma l’energia è assolutamente diversa.
Probabilmente, questa cover è il simbolo di come Furore sia diventato con il tempo una benzina per chiunque volesse alimentare il motore della consapevolezza, della coscienza, ma soprattutto della giustizia “venduta”. In tal senso, pur non essendo chiaramente ispirata direttamente al romanzo di Steinbeck, le atmosfere di Furore si possono cogliere anche nel brano… “And Justice for All” dei Metallica. Un’aspra invettiva contro la giustizia, manipolata dal denaro, dove i potenti vincono e gli altri perdono.
Halls of justice painted green
Money talking
Power wolves beset your door
Hear them stalking
Soon you’ll please their appetite
They devour
Hammer of justice crushes you
Overpower.
Steinbeck denunciava banche e grandi proprietari terrieri che sfruttavano i più deboli, mentre i Metallica denunciano i tribunali e le istituzioni corrotte.
Un’unica ferita per linguaggi diversi
Sono tantissimi i brani e i romanzi che hanno trattato di ingiustizia sociale e, sfortunatamente, ancora se ne scriveranno visti i tempi. Tuttavia, è bene comprendere la profondità della ferita raccontata attraverso un romanzo così realistico, che insegna dentro la denuncia anche l’empatia e la solidarietà. Allo stesso tempo, Bruce Springsteen rappresenta un’ulteriore voce americana di testimonianza e memoria, un folk civile irrinunciabile. Infine, la protesta militante del metal è certamente nota.
Questa è la prova che il fantasma non se n’è mai andato. Tom Joad non rimane nel 1939, in quanto ogni anno nuove crisi economiche e non sconfiggono nuovi vinti, travolti da una fiumana, avrebbe detto Giovanni Verga. La Dust Bowl può diventare precarietà, migrazione, smarrimento, ferita.
Finché ci sarà qualcuno schiacciato da un sistema più grande di lui, il fantasma di Tom Joad continuerà ad avere una voce, a volte grazie alla carta, altre grazie alla chitarra.

