La notte è fatta per dormire

Di Chiara Santarelli

Ed io me ne sto con le gambe che ciondolano
sul bordo della piscina
Ad indovinare il materiale di cui è fatto
Il posto su cui siede il mio culo

Lascio che l’agua de la piscina
Mi stracci il timore del giorno
Per affacciarsi ad una luna nuova
Che fa del mio corpo
Sale per galleggiare in acque confinate

Ho sempre creduto nei contorni delle cose
Ho sempre ceduto ad una staccionata bianca
Ad una casa, se in un prato e con una porta verde
E alla vecchiaia che cuce il tempo passato
Per lasciarci i suoi filati in una teca di vetro,
per essere madre, anche dopo la morte, alle cene di famiglia

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Nel cassetto in alto a destra
Trovi tutto l’argento che ho lucidato

Se mai il silenzio gelasse gli abbracci
Se mai il servizio buono non fosse abbastanza
Guardami tra i fili e le tavolozze di legno
Guardami tra l’amore sconfinato dei cieli
E le case che sognavamo di aggiustare
E se non bastasse ancora

Ricordati delle nostre posate di carta
Sciolte in acqua dalla pigrizia
Pescate dalla rabbia
E cestinate dal fragore di un riso accennato

.

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La notte è fatta per dormire
E le fiabe per raccontarti di colline bianche
Che al crepuscolo si fanno scure
Per far distendere gli occhi stanchi
Di chi le ha, a lungo, sognate
E non ha più vista per guardare lontano
E non ha più vista
per distinguere una macchia incolore da uno steccato

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Immagine: Jacqueline Chaumont nel costume di Pierrot-Éclair disegnato da Sonia Delaunay per il film Le P’tit Parigot del 1926. Foto di Pierre Choumoff.


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