Iron Maiden: quando il metal incontra i libri

Dall’antica Grecia a Poe, da Coleridge a Umberto Eco: i riferimenti culturali nascosti nelle canzoni della band


Di Silvia Argento


Gli Iron Maiden sono sicuramente una delle band più importanti della scena metal. Uno dei pregi principali di questa realtà, al di là del grande e indiscusso talento musicale, sono i testi. Le canzoni degli Iron Maiden attingono alla cultura pop, quindi a serie tv o film, ma anche a libri. Nei loro brani ci sono diversi riferimenti culturali, in particolare alla letteratura ed alla storia. Una delle loro più celebri canzoni, “Phantom of The Opera”, è proprio ispirata all’omonimo romanzo, per fare un esempio. Non solo, banalmente, anche il loro nome rimanda alla letteratura: si chiamano così per il film L’uomo dalla maschera di ferro, tratto da un capolavoro di Alexandre Dumas

Le canzoni degli Iron Maiden ispirate alla storia

Tra le canzoni più apertamente dedicate a un personaggio storico si annovera “Alexander The Great”. Questa racconta gli elementi più importanti della vita di Alessandro Magno. Personaggio citato tantissimo tra cultura, musica, letteratura, non è un argomento facile da trattare. Fin da subito il testo comincia con una citazione di suo padre Filippo di Macedonia e segue la vita del grande condottiero fino alla sua morte, ripercorrendone gli eventi più importanti.

Un altro esempio di connubio tra storia e musica negli Iron Maiden è “Aces High”, notevolmente più conosciuta rispetto alla precedente, è un singolo lodato soprattutto per la grandissima prova vocale di Bruce Dickinson. La canzone racconta del bombardamento nazista su Londra durante la Seconda guerra mondiale, a narrare il fatto è un pilota inglese. Durante la versione dei concerti è eseguita dopo aver trasmesso una registrazione di un discorso di Winston Churchill in cui rifiuta di arrendersi. Gli Iron Maiden e in particolare Dickinson sono noti per il loro forte patriottismo, che anche in questa canzone si fa vedere molto.

Ancora, abbiamo “The Clansman” che unisce non solo fatti storici, ma cinema. Infatti, è un bellissimo omaggio al film Braveheart di Mel Gibson, che come sappiamo parla di William Wallace, condottiero che guidò la ribellione degli Scozzesi contro l’occupazione inglese. Ancora una volta la storia britannica sta al centro di una canzone degli Iron Maiden, ma più che sul film in sé o sulla storia questo brano si concentra sul propugnare ideali di libertà e resistenza.

La storia inglese ritorna poi in “Invaders”. Come ci fa capire il titolo, la canzone è incentrata sull’invasione dei Vichinghi in Gran Bretagna. Spostandosi geograficamente di molto, “The Pilgrim” parla del viaggio di un pellegrino in America nei primi anni del ‘600. Risulta essere un testo assai cupo, in quanto la storia si concentra sugli aspetti più inquietanti. Vita, morte e religione sono solo alcune di queste tematiche così particolari.

Iron Maiden e letteratura: le canzoni ispirate a libri

È sorprendente notare come si possa davvero creare una libreria solo con i brani degli Iron Maiden, visto il numero di lavori ispirati alla letteratura, un vero Paradiso per chi ama oltre alla musica anche la lettura. Il primo esempio da fare è senz’altro “Brave New World”, che so basa sull’omonimo libro di Aldous Huxley, in Italia conosciuto come Il mondo nuovo. È la title-track del dodicesimo album della band. Il romanzo distopico ha avuto una grande influenza culturale che è penetrata anche nel repertorio degli Iron Maiden con questo brano. Il testo descrive perfettamente lo smarrimento che l’uomo vive in questo mondo nuovo descritto da Huxley.

Wilderness house of pain, makes no sense of it all
Close this mind dull this brain, Messiah before his fall
What you see is not real, those who know will not tell
All is lost sold your souls to this brave new world.

Celeberrima è poi la magnifica “Children of the Damned”. È ispirata al romanzo I figli dell’invasione di John Wyndham, un libro di fantascienza da cui sono stati tratti film, anche questi richiamati nel brano, come ad esempio il film La stirpe dei dannati del 1964, che è quello che dà il titolo alla canzone. La fantascienza è effettivamente un genere che viene sovente ripreso dalle band metal, insieme al fantasy, in quanto condivide quell’interesse per l’ignoto che accomuna il sound tipico del genere. In “Seventh Son of a Seventh Son” è infatti anche un romanzo fantasy ad ispirare la band; in questo caso Il settimo figlio di Orson Scott Card. Il brano è la title-track di un album della band, che approfondisce il tema del misticismo e di varie leggende legate al settimo figlio. Nell’album sono presenti altre canzoni che si ispirano alla saga di Card, come “The Prophecy” e “The Clairvoyant”.

Anche se non si tratta di un vero e proprio libro, anche “Flight of Icarus” riprende elementi culturali particolari, nella fattispecie la mitologia greca e il mito di Icaro. Viene citato tra gli altri da Ovidio ne Le metamorfosi. Si fa riferimento nel brano al suo volo:

Fly, on your way, like an eagle,
Fly as high as the sun,
On your way, like an eagle,
Fly and touch the sun.

Now the crowd breaks and a young boy appears
Looks the old man in the eye
As he spreads his wings and shouts at the crowd
In the name of God my father I fly.

Ancora, “The Longest Day” si ispira ad un saggio di Cornelius Ryan, che ha lo stesso titolo (in italiano Il giorno più lungo). Si racconta il D-Day, ovvero il primo giorno dello sbarco in Normandia durante la Seconda guerra mondiale. La tematica principale è quindi la guerra. Essendo l’opera originale un reportage, anche la canzone non presenta personaggi principali o una caratterizzazione come per i lavori ispirati a romanzi.

Overlord, your master not your god
The enemy coast dawning Grey with scud
These wretched souls puking, shaking fear
To take a bullet for those who sent them here.

Con “Lord of the Flies”, la band riprende invece il grande classico Il signore delle mosche di William Golding. Si confà bene all’interesse (che si evince già dalle altre canzoni, come quella ispirata a Il mondo nuovo) per i romanzi di genere distopico o che riflettono sul modo che hanno gli uomini di governarsi. Infatti, il romanzo racconta la vicenda di dei giovani che, rimasti bloccati in un’isola senza nessuno se non loro, devono capire come governarsi.

“Moonchild” trae poi ispirazione da La figlia della Luna di Aleister Crowley. Il romanzo unisce storia e magia e trasporta il lettore dentro inquietanti atmosfere. Così fa anche la canzone, con moltissimi riferimenti inquietanti a Satana, ma alla religione in generale. Inizia parlando dei sette peccati capitali, nomina l’arcangelo Gabriele, Lucifero, ecc.

Con “Sign of the Cross” troviamo un riferimento a noi italiani: infatti, questa canzone trae ispirazione di Il nome della rosa del nostro Umberto Eco. È il brano di apertura dell’album The X Factor. Come spesso accade nei brani che abbiamo visto, non si tratta di una fedele trasposizione del romanzo magari nella sua trama, ma più che altro di segni, scorci, riferimenti ad un capolavoro della nostra letteratura.

The sign of the cross
The name of the rose
a fire in the sky
The sign of the Cross.

Edgar Allan Poe nelle canzoni degli Iron Maiden

Uno dei pochi autori a comparire due volte nella discografia della band è Edgar Allan Poe, in veste anche inedita. Non si tratta solo dei racconti del terrore, forse più noti, ma delle poesie. Non solo romanzi, infatti, gli Iron Maiden si ispirano anche alla poesia: “El Dorado” si ispira a un componimento poetico di Edgar Allan Poe che ha lo stesso titolo. Anche questa canzone è costruita come una vera e propria poesia con diverse rime:

I’m the jester with no tears
And I’m playing on your fears
I’m a trickster smiling underneath this mask of love and death
The eternal lie I’ve told
About the pyramids of gold
I’ve got you hooked at every turn your money’s left to burn.

Ma la band omaggia anche una delle opere più importanti dell’autore, con “Murders in the Rue Morgue”. Il titolo del brano è lo stesso del racconto, in italiano I delitti della Rue Morgue, uno dei più conosciuti di Poe. Viene considerato il primo racconto di genere poliziesco nella storia della letteratura. Il brano fa riferimento all’assassinio, ma non al tipo di assassino che nella storia originale è particolare. La band si distacca dal romanzo e fa parlare un killer in fuga.

Should I return to the scene of the crime
Where the two young victims died
If I could go to somebody for help
It’d get me out of trouble for sure
But I know that it’s on my mind
That my doctor said I’ve done it before.

L’album Powerslave e The rime of ancient mariner

Il quinto album della band, Powerslave, è una delle prove definitive del fatto che gli Iron Maiden si ispirino spesso alla letteratura: si distingue per presentare diversi riferimenti culturali e storici. Innanzitutto viene scelto come tema generico (che si può notare anche dalla copertina) la storia dell’Egitto (probabilmente in quanto il chitarrista Dave Murray aveva intrapreso un viaggio proprio per l’Egitto), ad esempio la canzone “Powerslave” che dà proprio nome all’album narra la storia di un Faraone. Altre canzoni, come “Aces High”, già citata, sono ispirate a film ed a fatti storici, mentre “2 Minutes to Midnight” tratta di una guerra nuclerare. Infine, “The rime of ancient mariner” si ispira all’omonimo poemetto, di cui si trovano riferimenti anche nella canzone “Echoes” dei Pink Floyd.

La ballata del vecchio marinario a cui si ispira è un poemetto di Samuel Taylor Coleridge, considerato uno dei manifesti più importanti del Romanticismo inglese. Le tematiche della ballata sono estremamente inquietanti e macabre: racconta di un marinaio che uccide un albatros, commettendo di fatto un oltraggio contro la natura e contro Dio e per il quale paga andando attraverso le fiamme del Purgatorio. In questo poemetto abbiamo l’esempio della sempre presente contrapposizione tra realtà e magia e soprannaturale, tipica della poesia di Coleridge: è il potere dell’immaginazione alla fine a salvare il protagonista.

Se quest’opera si è prestata a essere trasposta musicalmente, è proprio in quanto da anni parla all’uomo delle sue fragilità, dei suoi limiti e delle sue debolezze e lo pone di fronte all’importanza della natura. Coleridge riteneva, come Wordsworth e gli altri poeti romantici, che Dio fosse nella natura, pertanto il marinaio attraverso il suo incontro con l’albatros e scoprendo la natura ha anche avvicinato se stesso a Dio, imparando ad amare tutte le sue creature.

Pur non conoscendo la ballata originale, è possibile comprenderla perfettamente grazie alla versione degli Iron Maiden. Il testo non è una precisa parafrasi del poemetto, anche perché sarebbe stato impossibile vista la sua lunghezza, tuttavia riprende letteralmente alcune parti (naturalmente con un inglese più moderno) e manifesta precisamente il significato dell’opera, come si evince dal finale. A narrare sono del resto da una parte un poeta, dall’altra un cantante, che possiedono entrambi quel che Coleridge chiama strange power of speech. Lo scopo di ogni artista è ricercare la bellezza e narrarla agli altri e tanto questo splendido poemetto quanto la canzone della band riescono bene in questo. La morale che arriva all’ascoltatore è chiara e semplice: dobbiamo amare e rispettare ciò che Dio ha creato.

The mariner’s bound to tell of his story
To tell this tale wherever he goes
To teach God’s word by his own example
That we must love all things that God made
And the wedding guest’s a sad and wiser man
And the tale goes on and on and on.


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