Di Mondopasca
Dovete andare all’Aquila. Per cento motivi. Uno a caso: non immaginate quanto è bella e quanto la sua bellezza spicchi tra ferite ancora aperte e cicatrici. Un altro: è piena di cose incredibili, dalla mummia di San Bernardino truce e marrone che Vecna spostati, ai monti che appaiono in fondo a corso Vittorio Emanuele, dal pratone su cui cresce la basilica di Collemaggio allo scheletro integro del Mammuth monozanna alto quanto un torrione nel Castello Spagnolo. Un altro motivo ancora: non piove mai. E poi: è in provincia che si diventa grandi. Cazzo ne sapete voi romani e milanesi mai cresciuti. Si cresce all’Aquila, a Potenza, ad Ascoli, a Frosinone. Pure a Cremona.
E poi e poi, venendo a noi: fino al 6 aprile Andrea Pazienza. La matematica del segno è al Maxxi L’Aquila a palazzo Ardinghelli in Piazza Santa Maria in Paganica, location che anche senza mostra vi lascerebbe ammirati per la bellezza ferita di cui sopra. Perché, giustamente, per raccontare un gigante cresciuto tra Foggia e Pescara, anche il Maxxi deve farsi provinciale.
L’evento è imperdibile, nonostante il titolo a me incomprensibile come buona parte della matematica stessa. Imperdibile come lo fu Andrea Pazienza. Antologica al palazzo di re Enzo a Bologna nell’autunno 1997 (Arghía c’era anche lì, nonostante tecnicamente non esistesse ancora. Senza famiglia, in una sconsiderata e capelluta giovinezza talmente in potenza da non mantenere poi alcuna delle sue promesse). Imperdibile anche perché la quantità di opere provenienti da collezioni private è tale che o conoscete tutti i fortunelli proprietari uno a uno o col cazzo che rivedrete mai quelle opere dal vivo.
L’allestimento ottimamente curato da Giulia Ferracci e Oscar Glioti procede agile per cronologia, snodandosi lungo la troppo breve vita di Paz (1956-1988), ma con una particolare attenzione agli anni della formazione, quelli durante i quali inclinazioni, studi, spirito dei tempi o sorte incanalarono uno dei più grandi geni del nostro Novecento verso l’arte del narrare attraverso disegni e parole. Essendo pigro almeno quanto Lui, organizzerò ciò che resta di questo ghìgghese in piccoli blocchi, con poche righe e opere a scelta casuale e immotivata per ogni sezione, palesandovi che se non andate all’Aquila vi perderete centinaia di chicche.
1956-1968. Gli anni infantili e i primi fumetti. Tocca partire dall’inizio perché mentre tu a due anni e 8 mesi faticavi a centrarti le narici con le dita, il mini Paz disegnava scenette come questa…

…mentre a 6 anni era già pronto per storyboard alla Settimo Sigillo o savane alla Ligabue:


1969-1973. Gli anni giovanili, la formazione a Pescara. Il nostro da San Severo se ne va solo soletto a frequentare il liceo artistico a Pescara, dove insegna il prof Sandro Visca, mentore e amico reso immortale da caricature che pare brutto chiamarle così:

I vostri appunti e disegnetti liceali erano come questi?


1975. Convergenze, “Laboratorio comune d’arte”. Il tema non è solo la mostra personale del maggio ‘75 nella fucina guidata da Peppino D’Emilio a Pescara. Convergenze è stata un’esperienza culturale straordinaria che si è meritata giustamente anche una sala a parte in questa mostra. Una roba tipo la scuola di Atene di Raffaello, ma vera (e in provincia). Intanto, Paz non ha nemmeno vent’anni, ma già non ce n’è più per nessuno. Beccatevi questo uno-due:


1976-1979 Bologna, un laboratorio di esperienze. L’arte del fumetto ha la straordinaria fortuna di incrociare Pazienza, fuorisede del DAMS, e unirsi in lui in un amplesso che brucerà furioso in poco più decennio. Tra impegno, amori, sballi e introspezioni, Paz pubblica Le straordinarie avventure di Pentothal, pseudoautobiografia in presa diretta, fonda Cannibale con quegli altri fenomeni di Scozzari, Liberatore, Mattioli e Tamburini e maestreggia in satira su Il Male.


1980-1984 Gli anni del corpo a corpo. Tanta, tanta roba (in tutti i sensi): Paz crea Zanardi, cinico e amorale eroe anni ’80; tributa ancora opere alla sua musa Elisabetta P.; rifà la Resistenza con Sandro Pertini il Partigiano; sballa Pippo; crocifigge Topolino; ecc. ecc. ecc.




1985 -1988 Fino all’estremo. Dove l’estremo può essere la vetta straziante de Gli ultimi giorni di Pompeo, il monumentale Zanardi equestre (smembrato poco dopo la realizzazione e rimesso insieme proprio per l’Antologica del ’97) o il rammarico di non poter mai vedere compiuti Zanardi medievale o Astarte, dopo l’overdose che si porto via Paz tra il 15 e il 16 giugno 1988 a Montepulciano.




Fine del trailer. Abbiate Pazienza: andate all’Aquila entro il 6 aprile. Poi la mostra si sposterà al MAXXI di Roma, ma con allestimento e opere diverse. Capace che cambino pure il titolo! Meglio non rischiare. Senza contare gli altri 99 buoni motivi.
Bonus track 1: C’è una fantastica sala con Zanardi medievale esploso in cartoni a grandezza naturale, con possibilità di selfie sotto il pene del suppliziato:

Bonus track 2: Un Pazienza dal cuore spezzato intervistato da Red Ronnie*
Bonus track 3. Tutorial: murales for dummies (al minuto 2.30 come disegnare un cavallo partendo dalla narice. Si consiglia di silenziare il video, la musica è tremenda)*.
Bonus track 4

*Contenuti extra mostra, ma agevolmente fruibili aggratis sui vostri device grazie ad Arghía

