Guida sentimentale al garage rock #5

“Stronger than Dirt” dei Mummies

Di Stefano Marullo

La storia del rock è contrassegnata da artistɜ e gruppi bizzarri talvolta inquietanti, dai Tubes che facevano delle orge sul palco a GG Allin che sparava la sua merda al pubblico, dai Plasmatics che facevano saltare in aria le cadillac con la dinamite (sic) ai Residents che si esibivano con le maschere e di cui non si è mai conosciuta la vera identità, dai Throbbing Gristle che creavano effetti disturbanti sul pubblico per studiarne le reazioni a Marilyn Manson (partecipare ad un suo concerto è stata una delle mie esperienze più catartiche) le cui performance sono tutte un programma.

In questa galleria di freaks, un posto d’onore bisognerà riservarlo a The Mummies, from San Francisco, California, anno di nascita 1988,  con Trent Ruane all’organo e alla voce e alla bisogna al sax, Larry Winther alla chitarra, Maz Kattuah al basso, e Russell Quan alla batteria, ovvero quattro sbullonati ragazzotti che si sono sempre esibiti travestiti da mummie infatti, coperti da bende Ace dalla testa ai piedi lasciando intravedere solo gli occhi, come usciti da uno dei migliori film di Tim Burton.

Eppure oltre le apparenze, The Mummies non sono fenomeni da baraccone ma l’incarnazione più autentica dell’etica punk in salsa garage, più vicini ai Crass che ai Kiss; inventori del budget rock ovvero un combinato disposto di lo-fi e diy con strumenti volutamente mezzi scassati e comprati di seconda mano normalmente distrutti durante le esibizioni, costumi fatti in casa, registrazioni monofoniche (e soltanto su vinile, i loro 45 giri, ammesso che li troviate, valgono una fortuna), mezzi di trasporto improbabili (un’ambulanza Pontiac dipinta a mano o le loro famose mini moto), una idiosincrasia leggendaria verso lo show business e le case discografiche che (come per i Crass) hanno cercato di sedurli con contratti da capogiro puntualmente mandati a quel paese.

Il loro suono sporco e volutamente primordiale, con un organo (il celebre Farfisa utilizzato dalle garage band degli anni ’60) che ricorda quello di Lurch della Famiglia Addams, li ha resi negli anni Novanta del secolo scorso, i paladini del garage più autentico riportato al suo ethos originale (simply rock’n’roll baby!)  mentre il mondo della musica rock migrava verso altre direzioni tra grunge, pop, crossover ed elettronica.

Semplicemente leggendari, scioltisi dopo appena due album, anche se i componenti suonano e collaborano in un miriade di altre formazioni (in particolare il chitarrista si è lanciato nel progetto Orange Peel), si rivedono ogni tanto per qualche esibizione, in qualche festival underground anche nel corso del Ventunesimo secolo e rivederli è sempre un evento.

La canzone “Stronger than Dirt” è un condensato di tutto quello che sono i Mummies; un’esibizione deliziosamente orrorifica dal rockabilly primitivo variamente assemblato con un riff di chitarra martellante e una voce gridata e approssimata (il cantante tiene il microfono con una mano e suona l’organo con l’altra). Molto, molto garage…


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