Synyster Gates

Synyster Gates nasce a Long Beach, California, il 7 luglio 1981 sotto il segno del Cancro. Il suo vero nome è Brian Haner Jr., ma capisce presto che per suonare metal nel nuovo millennio serve un nome che sembri uscito da un fumetto o da un videogioco vietato ai minori. Figlio d’arte (il padre suonava con Frank Zappa e altri personaggi poco raccomandabili), cresce con una chitarra in mano e l’idea fissa di fare tutto troppo. Nel 1999 fonda con M. Shadows, Zacky Vengeance, Johnny Christ e The Rev gli Avenged Sevenfold, una band che parte dal metalcore e finisce ovunque, spesso nello stesso disco. Gates è subito il centro gravitazionale del suono: assoli lunghissimi, scale neoclassiche, tapping, sweep picking, armonizzazioni gemelle. Album come City of Evil (2005) e Avenged Sevenfold (2007) lo impongono come uno dei chitarristi più riconoscibili della sua generazione: il metal torna a essere melodico, teatrale, esagerato, e lui ne è il giullare armato. I suoi riferimenti dichiarati vanno da Dimebag Darrell a Slash, passando per la musica classica, e si sente: è heavy metal con l’ambizione di un concerto sinfonico. Quando Nightmare (2010) esce dopo la morte di The Rev, la sua chitarra diventa ancora più drammatica, quasi barocca, come se ogni nota dovesse compensare un’assenza. Negli anni successivi, tra The Stage (2016) e Life Is but a Dream… (2023), Gates si concede il lusso di complicare tutto mischiando prog, jazz e orchestrazioni. Non cerca più solo l’impatto, ma l’eccesso consapevole. E non c’era da aspettarsi altro da uno che studia chitarra jazz al Musicians Institute di Hollywood, ma poi decide comunque di mettere un teschio sulla paletta.

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Disegni di Maurizio Di Bona, testi di Stefano Scrima


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