L’enigma di Dawson

In memoria di James Van Der Beek

Perché quando è arrivato su Italia1 Dawson’s Creek, nel gennaio del 2000, la nostra professoressa di matematica ci intimò caldamente di non guardarlo? E perché noi tutti, quella stessa sera, ci chiudemmo in camera a guardarlo avidamente? Forse perché Pacey aveva una tresca con la sua, di prof? Ma non c’era nessun pericolo per lei, suvvia. Non può essere quello il motivo. Forse perché il telefilm era una sorta di Beautiful in salsa adolescenziale dove tutti, a turno, si mettevano con tutti? E perché la cricca di Dawson (ho scoperto solo molto dopo che Creek non significava “cricca”, sebbene fosse perfetto) dimostra almeno dieci anni in più di quelli dichiarati? Ma poi che nome è Dawson? Conoscete qualcuno che si chiama Dawson? Perché Kiss me mi fa sempre pensare a quel telefilm e ai primi amori platonici di provincia? E perché nessuno, nemmeno la prof d’inglese, capiva cosa dicesse quell’altra canzone che faceva “anouonauei”? Non c’era google, non c’era wikipedia, Internet era raro e si pagava al consumo – l’unico modo era comprare il cd della colonna sonora con dentro il libretto coi testi. Ma perché mettere così in pericolo la mia virilità? Meglio restare col dubbio. Perché quando se ne va un attore con cui siamo diventati grandi ci fa male il cuore? Ma lui mica era davvero Dawson, lo impersonava soltanto. Ma infatti è un enigma, non riuscirete a farmi razionalizzare. Perché sentiamo come se l’adolescente che siamo stati sia definitivamente morto con lui? Forse perché non ci pensiamo mai, ché abbiamo cose ben più importanti da fare come andare a lavorare o fare la spesa? O forse è il contrario: costringerci a pensare a Dawson ha risvegliato l’adolescente che è in noi, probabilmente una persona molto migliore di quello che siamo oggi, e questa cosa ci deprime terribilmente? Quanta nostalgia. Mi chiuderò in cameretta ad ascoltare Kiss me in loop, la virilità può attendere.

s.


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