Decadentismo di una società psichedelica
Di Silvia Argento
Il 31 luglio 2026, al Piccolo Parco Urbano di Bagheria, i Bluvertigo sono tornati sul palco con il tour Essere Umani. Una delle date del nuovo ritorno live della band, che riporta insieme Morgan, Andy, Livio Magnini e Sergio Carnevale, formazione che ha contribuito a rendere i Bluvertigo una delle realtà più eccentriche e riconoscibili della musica alternativa italiana.
Il ritorno di una band come questa è fondamentale per il panorama italiano in quanto implica riportare alla luce un modo di intendere la musica e l’arte in generale come un qualcosa di alienante ma anche di profondamente illuminante sulla società. I Bluvertigo hanno saputo mettere insieme rock, new wave, riferimenti pop, provocazione. Fin da Acidi e basi, primo della cosiddetta trilogia chimica, quello che emerge dal loro stile è principalmente una sorta di Decadenza.
Bluvertigo e Decadenza, anarchia della band
È proprio qui che comincia a diventare interessante parlare di decadenza. Non tanto come semplice sinonimo di declino, ma come atteggiamento nei confronti della realtà. Nei Bluvertigo convivono l’intolleranza per le categorie prestabilite e per una società che impone canoni limitanti e opprimenti, e contemporaneamente il desiderio di essere anche riconosciuti e amati. Che siano gli altri a decidere cosa sia normale, serio, rispettabile o desiderabile questo il dandy che canta, Morgan, non può accettarlo. Le controversie personali dell’artista lo precedono, ma va fatta subito una distinzione: ci riferiamo al percorso unicamente artistico.
E in brani come “Decadenza”, “Vivosunamela”, “Salvaluomo”, “L’assenzio” così come in molti altri la posizione che Morgan assume è laterale e critica. Grazie a espedienti come l’ironia, il paradosso, il gusto per l’eccesso si operano analisi profonde sui luoghi comuni sociali, sull’ipocrisia e soprattutto sulla condanna della standardizzazione della società.
In “Decadenza”, per esempio, abbiamo una lista di ciò che l’artista preferisce: qualsiasi cosa sia caos, confusione, strade senza uscita addirittura. Se non esiste una normalità, allora c’è libertà. Interessante il riferimento agli specchi che invecchiano al posto del protagonista, impossibile non pensare a Dorian Gray.
Vorrei che invecchiassero gli specchi anziché io.
Siamo ancora in una grande era
siamo liberi di ragionare
di non farci condizionare
di trascendere di estremizzare
DECADENZA – mi piace tutto ciò che sembra
DECADENZA – anche la musica è migliore se c’è
DECADENZA – anche l’amore non esiste senza
DECADENZA – godiamoci una decade di DECADENZA
Apprezziamo che invecchia dignitosamente
Consapevole della sua curva discendente
Velocissime comunicazioni, virtualissime clonazioni.
In “Vivosunamela” la critica si sposta invece verso la standardizzazione dell’individuo e dei suoi desideri: l’identità rischia di diventare qualcosa di prefabbricato, cosa portata avanti con verace ironia anche in canzoni come Salvaluomo, dove addirittura il corpo diventa “un’opera d’arte”, impossibile non pensare a Gabriel D’Annunzio.
Ci sono giorni in cui vorrei sotterrarmi
forse è Manzoni che reprime la mia gioia
dicendo gioia non intendo leggerezza, ma
semplicemente il desiderio di inventare qualcosa
ci sono luoghi in cui non riesco ad andare
perché la gente veste tutta uguale
non si divertono a far diventare il proprio corpo
un’opera d’arte concettuale.
I Bluvertigo sembrano voler continuamente andare oltre la superficie delle cose per mostrare quanto sia fragile ciò che chiamiamo normalità.
In questo senso si può parlare di una loro anarchia estetica. La contaminazione avviene anche musicalmente, dove non si sceglie fra musica alta e bassa e nemmeno tra generi, si vuole proprio contaminare. E contaminare significa anche disobbedire.
Decadentismo psichedelico
Non si può dire che i Bluvertigo siano una versione musicale dei poeti decadenti, tuttavia è chiaro come il desiderio di estraniarsi dalla società con originalità anche utilizzando sostanze sia un elemento comune. La decadenza di una corrente letteraria di fine Ottocento non può certamente appartiene alla cultura pop degli anni Novanta. Il rapporto però esiste e riguarda piuttosto una somiglianza di sensibilità: due momenti storici diversi che reagiscono, ciascuno attraverso i propri linguaggi, alla percezione di una società in crisi.
Il Decadentismo nasce infatti quando sono crollata le certezze del Positivismo. Ben presto gli intellettuali si rendono conto che non bastano più ragione e scienza per spiegare il mondo e soprattutto per spiegare sembrano l’io, che è troppo complesso. Occorre contaminare e mischiare tante cose, come si dice in una canzone dei Bluvertigo: “L’arte dei miscugli”. Così, l’artista si distacca dalla società borghese e soprattutto dalla massa, tende a costruire per sé uno spazio separato, fatto di estetica, artificio, sensazioni, edonismo. La decadenza diventa allora una condizione dello spirito.
È una rivoluzione che non è fatta di attivismo, ma di sottrazione e disobbedienza silenziosa. L’intellettuale si allontana dalla società perché non ne riconosce più i valori e da questa sua estraneità ricava uno stile. Da qui nasce anche il fascino per l’eccesso, per l’artificio e per tutto ciò che permette di alterare la percezione della realtà.
Simbolo del Decadentismo è senza dubbio il quadro L’assenzio di Edgar Degas, titolo anche di un brano che i Bluvertigo portarono al Festival di Sanremo nel 2001. Questa canzone mette già nel titolo una sostanza che nella cultura europea è diventata simbolo di alterazione per eccellenza. Non è soltanto un liquore, ma la possibilità di cambiare prospettiva, di uscire per un momento dalla percezione del mondo ed è associato all’amarezza, alla tristezza e alla malinconia.
Il collegamento con il Decadentismo, allora, non sta semplicemente nella presenza dello stesso liquore, ma in ciò che l’assenzio rappresenta: il desiderio di vedere la realtà da un’altra angolazione. È la stessa funzione che nei Bluvertigo possono assumere l’elettronica, la cultura psichedelica, l’ironia, il paradosso.
Se il decadente si sente alienato dalla società borghese e cerca nell’arte un luogo sicuro, i Bluvertigo vivono dentro una società già dominata dai media, dalla tecnologia, e quindi ci entrano, ma a modo loro. Con la loro psichedelia che funge da modalità dello sguardo. È significativo che, accanto a “L’assenzio”, nella produzione dei Bluvertigo compaiano titoli come “L.S.D. (La Sua Dimensione)”, “Decadenza” e “La Crisi”: non sono semplici parole eccentriche, ma indizi di una poetica interessata alla disgregazione delle certezze e alla possibilità di guardare il mondo da una posizione diversa.
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Immagine: Edgar Degas, L’assenzio, 1875-1876.
