Johnny Winter nasce a Beaumont, Texas, il 23 febbraio 1944, sotto il segno dei Pesci. Albino, con lunghi capelli bianchi, negli anni Sessanta tra locali texani e piccole tournée diventa rapidamente noto per la sua tecnica fulminea e per un modo di suonare la chitarra slide che mescola blues e rock. La sua mano destra alterna picking veloce e preciso, con pennate alternate e muting, mentre la sinistra non perde mai il controllo: bend lunghi e microtonalità da blues classico incontrano velocità da rock’n’roll. L’esordio arriva nel 1968 con l’album omonimo, e già qui si vede la sua maestria: Willie Dixon al contrabbasso, Little Walter all’armonica, Tommy Shannon al basso elettrico e persino il fratello Edgar (anche lui albino). Il disco è una scuola di slide e fraseggio serrato con attacchi secchi, riff inarrestabili, cambio di tonalità fulmineo, tutto condito da quell’inconfondibile tono “ghiaccio-e-fuoco” che distingue Winter dagli altri chitarristi. Nel 1969 esce Second Winter e Johnny entra nella Muddy Waters Band, rimpiazzando leggende e portando la sua velocità devastante nei riff tradizionali del blues. Lo stesso anno suona a Woodstock, nove pezzi consecutivi, tra cui “Johnny B. Goode”. Negli anni successivi, Johnny affina il legato, i trilli e i vibrati, strumenti tecnici che unisce alla potenza del rock, unendo il blues tradizionale con energia da band hard rock, senza perdere mai la musicalità. Viene trovato senza vita il 16 luglio 2014 in Svizzera, a 70 anni, due giorni dopo aver incendiato il palco del Cahors Blues Festival. Nel settembre 2014 esce l’album postumo Step Back, un ultimo colpo di slide che ricorda a tutti perché Johnny Winter non era solo un chitarrista, ma una vera e propria forza della natura.

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Disegni di Maurizio Di Bona, testi di Stefano Scrima

