Di Andrea Belushi
Ho risparmiato le mie vene
Perché le fragole degli altri
Eran già troppo secche
Per il mio cuore neonato
Ho risparmiato le mie vene
Fin dalle fondamenta
Del decrepito cammino
Che oggi mi fotte lo stomaco
La Luna disintegrata nei cieli
Vibra nella mia celata verginità
Che trema d’astronomia ignorante e gloriosa
La differenza tra me
E i soliti ubriachi
È che io vinco sempre
Usando platino e merda di pantegana
Per sfondare le porte
Che io voglio
Davvero
Sfracellare
Nato di domenica sotto il segno del postumo
Tennessee in gola
Neve Walt Disney a Roma
Neve gigante nel pomeriggio
Fuori dal ristorante giapponese low cost
Vicino alla stazione Tiburtina
Euforia della neve a Roma
Il cazzo-proboscide-lirico di Annibale
Prosciuga il Trasimeno
E vince la Musica
La neve sulla Roma che vedo io
Sembra la cenere dei nostri morti
Che incolliamo in cieli inesistenti e inutili
Perché facciamo schifo alla fantasia dell’assurdo
La neve su Roma
Stanotte
È il battesimo del degrado
Se solo cadessero dal cielo cani paralitici
Se solo cadessero dal cielo cani paralitici
E i Nada Surf affogano nella sborra di un tricheco
Vasco Brondi sniffa le viscere sul tavolo di Andrea Pazienza
Billie Joe col morbo di park-in-song-out-of-our-generation
Neil Young ha la febbre noise e io quella del blues pederasta
Cannibale la forma
Sublime l’inganno
Pete Doherty all’Atlantico Live
SGT. Troopers money farts club blend
Non ci rimane altro che creare
O ascoltare
Dilaniare
Stravolgere
Reinventare
Cannucce di pelle nel Vesuvio
Partorire le nostre madri per scempio
O semplice e divino nonsense
Al di là della Musica c’è il cimitero del popolaccio inutile
Beati e santi e crateri e Lune e Mercuri e Giovi
E Plutoni e Miserabili Stelle Meravigliose
E Occhi ai quali nulla è negato dal buon gusto
E bizzarre costellazioni
Create
Senza alcun minimo senso
Solo Caronte blasfemo sa
Quanto noi
Ebbri traghettatori
Registriamo negl’inferi
La Musica che ci fa sopravvivere

