Gary Moore

Gary Moore nasce a Belfast il 4 aprile 1952 sotto il segno dell’Ariete. Dopo gli inizi con gli Skid Row (no, non quelli americani con i capelli cotonati), nel 1974 entra e riesce a uscire e rientrare più volte nei Thin Lizzy, band simbolo dell’orgoglio irlandese guidata da Phil Lynott. Ma Gary ha troppa anima per restare fermo in un solo posto: la chitarra è la sua vera patria. Nei Settanta e Ottanta sforna dischi che oscillano tra l’hard rock e il blues, dimostrando una cosa che pochi chitarristi possono dire senza arrossire: poteva suonare tutto. La sua tecnica era un misto micidiale di precisione e sentimento. Aveva un tocco inconfondibile: plettrata aggressiva ma sempre controllata, bending infiniti, vibrato larghissimo e quella capacità di far cantare una Les Paul come se fosse una voce che implora di non essere lasciata sola. E quando decide di passare al blues, con Still Got the Blues (1990), lo fa come uno che ha visto il rock, l’ha conquistato, e ora vuole solo raccontarti cosa c’è dietro: dolore, whisky e un cuore che batte in dodici battute. E poi, come in un blues scritto da sé stesso, la vita ha deciso di chiudere il brano troppo presto. Nel 2011, in un hotel sulla Costa del Sol, Gary Moore muore nel sonno, a 58 anni. Nessuna scena drammatica, nessun colpo di scena rock’n’roll: solo silenzio, mentre la sua chitarra – quella sì – continua a gridare.

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Disegni di Maurizio Di Bona, testi di Stefano Scrima


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