Blondie
Di Stefano Marullo
I Blondie sono stati un fenomeno artistico abbastanza singolare. Nati e cresciuti musicalmente nel circuito underground newyorchese si esibiscono al CBGB e al Max’s Kansas City, templi della nascente scena punk e new wave, frequentato da gente del calibro di Television (a cui Debbie aveva fatto da spalla con uno dei suoi primi gruppi, ante-Blondie, gli Stilettoes), Ramones, Talking Heads, Heartbreakers, Dead Boys, Patti Smith group. In breve Debbie Harry diventa la reginetta del panorama musicale newyorchese contendendosi lo scettro con Patti Smith con la quale i rapporti saranno sempre ostici anche se le due rockstar intraprenderanno strade molto diverse.
Ben presto però i Blondie usciranno dal circolo underground sperimentando nuovi suoni, anche apertamente pop e avranno un successo inaspettato non solo nelle hit americane ma anche in quelle inglesi e australiane. È pero la contaminazione di stili a fare dei Blondie l’incarnazione perfetta della band new wave: pezzi come Heart of Glass (1978) o Atomic (1979) fondono disco con elettronica, o come The tide is high (1980) dove realizzano una cover reggae, e Rapture (1981) dove si sente una parte rap ante litteram. L’immagine della cantante Debbie, capello biondo platino, glaciale ma carismatica è l’icona new wave per eccellenza.
Dopo l’album Hunter (1982) accolto tiepidamente dal pubblico la band decide di sciogliersi, anche a causa dei gravi problemi di salute del chitarrista Chris Stein con cui Harry ha una relazione sentimentale e del quale decide di prendersi cura. Ma dopo 15 anni di pausa (Debbie intraprenderà carriere parallele anche come attrice e modella) i Blondie si ritrovano in studio, con tutti i membri originali. L’album No exit (1999) guidato dal singolo Maria che scala le classifiche mondiali li consacra ancora come gruppo amato e attualissimo.
Negli anni duemila i Blondie continueranno a pubblicare album di successo e a fare lunghi tour mondiali. Del 2025 la morte del batterista storico Clem Burke. Di queste settimane l’annuncio del loro dodicesimo album in studio High noon la cui uscita è prevista il 26 febbraio 2027 (a dieci anni da Pollinator). Il disco continua la tradizione della mescolanza tipicamente new wave dei Blondie, alternando rock’n’roll a dance, a synth-pop e ritmi latini. La voce di Debbie Harry (81 anni) rispetto ai toni acuti e squillanti degli anni ‘70 e ‘80 ha toni ovviamente più bassi ma sempre caldi e suadenti.
Vi faccio ascoltare da questo nuovissimo album, il singolo Spectral eyes, anticipato in rete, scritto e suonato con Johnny Marr (leggendario chitarrista degli Smiths), con batteria incalzante (è quella ancora di Clem Burke registrata prima che morisse), arpeggi di chitarra puliti e veloci e la voce di Debbie molto metropolitana e ipnotica. Molto…new wave, still!
