L’indugiare

Di Michele Savino

Paradosso del non fare, oh che gioia l’indugiare: ‘sta parola parca e tonda, gianduiotto potenziale che s’avvolge nella bocca tipo cioccolata fonda d’un fondente pronunciare. Lì sospesa fra il suo fare e il relato rinunciare, ella è troppo e ancora niente e così la puoi gustare; non decresce né s’accresce, ma rigira come un pesce nella boccia del pensare.
È concetto inver regale, che contempla il suo reale, quell’oggetto del suo fare, ci svolazza tutt’intorno però mai lo vuol toccare; or n’osserva l’alto e il basso, or s’aggira attorno lasso, gira in tondo inconcludente, girotondo della mente. Non ha certo alcun finale, né si vuol finalizzare, non s’arrende né pretende, cede tutto ciò che prende, col pensiero ei l’afferra, col suo sguardo lo rinserra tutto quanto in una serra bellamente immateriale, dov’è il vetro nel frapporsi che fra sé si fa focale.
Messa a fuoco la visuale, quella serra vo a disfare e proseguo atemporale nel mio nobile indugiare, perché è il tempo a consumare e sei tu ad innescare ‘sta cascata temporale quando tocchi l’equilibrio del reale col tuo folle lavorare e poi non ti lamentare se ti tocca un dì crepare.

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Foto di Michele Savino