Death in June
Di Stefano Marullo
I Death in June nascono in Inghilterra nel 1981 sulle ceneri dei Crisis, una punk band non prigioniera dei limiti stilistici del genere. Quello fondato da Douglas Pearce e Tony Wakeford è un gruppo che elabora un suono originalissimo che fonde elementi di industrial, gothic e folk. Non diventeranno mai delle superstar sia a causa del suono non particolarmente potabile ma anche per le accuse di simpatie di nazifascismo che li ha accompagnati durante la carriera a causa della loro estetica (uniformi mimetiche, maschere, teschi). Pearce, che è dichiaratamente omosessule, ha sempre respinto queste accuse, difendendo le sue scelte come provocazioni artistiche, ciononostante i Death in June hanno subito censure e cancellazioni di concerti (in particolare in Germania).
Si possono individuare tre “traiettorie” musicali dei DiJ, contrassegnati da stili anche molto diversi. Una prima che chiameremo delle origini post-punk, va dal 1981 al 1983: di questo periodo l’ep Heaven Street, il singolo State Laughter e il mini-Lp di sole sette tracce The guily have no pride editi dall’etichetta NER (New European Recordins) gestita dallo stesso Pearce; le atmosfere sono abbastanza tenebrose e la linea di basso pesante duetta con una batteria dai ritmi marziali mentre la voce di Pearce alterna un tono cupo e quasi recitato a quello gridato e rabbioso nei brani più veloci (eredità dei Crisis?). Una seconda traiettoria va dal 1984 al 1985 e potremmo definirla di transizione; Wakeford lascia il gruppo (fondando in seguito i Sol Invictus): qui lo stile mischia synth-pop, darkwave e folk. Infine, la terza, dal 1986 in poi, il suono si fa acustico e minimalista, con il trionfo del neofolk; chitarre acustiche strimpellate, trombe, tamburi e voci sussurrate.
Il punto di massimo contatto con le sonorità tipiche della new wave dell’epoca avviene a metà degli anni ‘80. L’album Nada! (1985) è un perfetto esempio di synth/dark wave dall’atmosfera gelida e malinconica ed ha un successo enorme nei club goth e alternative di tutta Europa.
Anche se i Death in June non si sono mai sciolti ufficialmente, sono entrati in una fase di quasi totale inattività e semi-ritiro. Douglas Pearce, vero dominus del progetto, ha lasciato il Regno Unito e vive in Australia conducendo una vita schiva e ritirata. Nel 2010 la band ha tenuto quello che doveva essere un tour d’addio. L’ultimo album con materiale inedito è Essence! pubblicato nel 2018, ventunesimo album in studio, mentre nel corso degli anni l’etichetta storica NER ha continuato a curare la riedizione in vinile e cd di album ormai introvabili. Anche nel 2018-2019 dopo la pubblicazione di Essence! i Death in June hanno annunciato nuovamente un tour d’addio. L’album è apertamente caratterizzato da un timbro dark-neofolk, dai toni autunnali e contemplativi quasi decadenti.
Dal loro periodo aureo new wave vi propongo “Behind the rose (fields of rape)”, costruito su un loop di batterie elettroniche e sequencer analogici, con un continuo contrasto tra frequenze basse e alte molto squillanti, mentre la linea di synth identica per quasi tutta la durata del brano funziona come una sorta di litania.
