Di Patrick Dament
Ma dimmi, Stéphane, la danza delle stelle, il ciclo della Luna intorno al suo pianeta, questo non star mai ferma neppure della stessa Terra, questa inquieta e ordinatissima compagine del Sole, dei pianeti e delle comete, poté sorgere senza il progetto e la potenza di un ente intelligente e potente? Elegantissima la chiama Isaac, e tanti ne hanno giudicata possibile la musica, inascoltabile con l’orecchio, ma non con l’orecchio matematico della mente…
Abbracciarsi con il suono del silenzio, sentirne l’eco, avvolgersi come fanno Luna e Terra ruotando, così, semplicemente, stabilmente, giorno e notte – dimmi Stéphane, non è una danza di cui non si vedono i confini perché la desideri sempre, sempre, e sai che i nostri padri e i nostri figli hanno guardato e guarderanno il cielo abbracciati come Noi ascoltando il suono del silenzio?
Neppure del Cielo, semplicemente, vediamo i confini, ci saranno, certo, noi non siamo eterni, ma l’abbracciarsi, il silenzio, questo avvolgerci dentro e fuori di Noi, è lì davanti ai nosti occhi, governato dall’interno da gravitàmisteriosaforza di cui adesso si inventano ipotesi. Ma tutto ciò che non si deduce dai fenomeni deve esser chiamato ipotesi, e per le ipotesi sia quelle metafisiche che quelle fisiche, sia delle qualità occulte, sia meccaniche, non c’è posto nella filosofia sperimentale, e so di aver rubato dicendo così ma che filosofia dobbiamo fare, Stéphane, per capire che cosa sta accadendo nel nostro silenzio, in questo silenzioso ascolto della musica delle stelle, in questa danza mancata ascoltando una canzone nel chiuso di una stanza in un campo vicino al treno che va e viene, alla sua musica facendo silenzio dentro di noi?
Il treno ci unisce e ci separa, avanti e indietro a orari cadenzati sullo stesso e unico binario, con movimento lineare, e lo immaginiamo come il ciclo ideale del cielo e come il ciclo di una donna amata, tanto misterioso per me come lo è il ciclo della Luna, ciclica danza, a cui appartiene il nostro essere, questo ripetersi nel silenzio del mistero di lei, specchio del silenzio del mistero che io sono, così simili da essere, semplicemente, Noi e vivere l’eco del silenzio, in ascolto di noi e della Luna, di noi e della vita delle piante che abbiamo intorno, del crescere dell’erba e del non star mai ferma neppure della Terra.
Non sto sognando, Stéphane, ho visto coi miei occhi alzarsi la marea dove finisce la terra e comincia l’oceano, lo stesso punto in cui finisce l’oceano e comincia la terra, là dove hanno costruito un monastero su un piccolo monte – e il santo è lo stesso del monastero che sorge da noi in mezzo alla foresta umbratile e scura. Proprio lui, angelo, non uomo, ma cosa ci annuncia un angelo? Ho visto l’onda arrivare e non tornare, ho visto l’onda tornare e non arrivare, ho visto il mare vinto dalla Luna, ho visto le tabelle affisse ovunque, ho visto dal basso le mura della città dove è scritto a che ora e a che giorno saranno coperte dall’Oceano – vinte dalla Luna. Cosa ci annuncia un Angelo, cosa?
C’è qualcosa, Stéphane, che non è vinto da questa forza? C’è qualcuno che non sia vinto da questa forza?
La lingua di Isaac è matematica, ma anche quella di Piero, lei sa leggerla, le chiedo della danza della Luna e della Terra, del ciclo del tempo, del ciclo del treno e dell’unirsi e separarsi… Sorride, paziente, e mi spiega, forse non esistono Stéphane dee occhibelli, forse non esistono dee, ma certo esistono…
E io, Stéphane, come potrò all’eco matematica delle sue parole e dei suoi occhibelli comprendere il mio e il suo io? Dovrò rientrare in me stesso, come consigliarono al finire dell’antico Impero abitando in me la verità, o dovrò osservare con lei la Luna e le stelle, in un mondo di cui non si vedono confini, né nel cielo stellato sopra di Noi né nella legge morale dentro di Noi?
Isaac rinunciò a costruire ipotesi sulle proprietà cui pur pensava, dovrò rinunciare anche io a comprendere i nostri io e il nostro Noi? Siamo pur qui e adesso, non altrove, abbracciati con il suono del silenzio, vicino al treno che non smette di unire e separare, vicino alla Terra che non smette di danzare con la Luna, vicino alla vita che non smette di pulsare dentro e intorno a noi e ha i suoi cicli silenziosi, ha i suoi io e i suoi Noi…

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Immagine di copertina: Piero della Francesca, Annunciazione, 1452-1458.

