Vi servirà un sogno purissimo, che dovrete sminuzzare a colpi di sciabola su un tagliere grande quanto il vuoto che avete dentro. Lavorate poi il sogno su un letto di ghiaccio vivo, perché il presente deve restare gelido, senza vie d’uscita. Irrorate la polpa con una spremuta d’incoscienza, capace di corrodere sul nascere ogni riflessione tardiva, e legatela con il tuorlo di passioni viscerali andate a male, l’unico grasso capace di tenere uniti i pezzi senza ammorbidirli. Amalgamate al composto un trito finissimo di occasioni perse per dare sapidità e unite infine una manciata di spezie urticanti, scelte tra i dubbi più tormentosi, per accendere un incendio che nessuna prudenza avrebbe potuto evitare. Questa pietanza rifiuta la transizione e il calore protettivo del domani; esige il consumo immediato e sanguigno. Spietato. Ogni boccone graffia le pareti dello stomaco, provocando quel dolore fertile che tiene desti. Non ci sono cuscini alla fine della cena, né digestioni senza dazio: si resta seduti al buio, col battito accelerato e la certezza assoluta di essere, inconvenientemente, vivi.

*
Il sognario è un ricettario dei sogni impossibili scritto da Stefano Scrima e illustrato da Cristiano Baricelli.

